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Coronavirus: evitare polarizzazione società, sondaggio

La riapertura dei ristoranti divide gli svizzeri KEYSTONE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2020 - 12:20
(Keystone-ATS)

Uscire dalla crisi evitando una polarizzazione della società svizzera. È una delle maggiori sfide che dovranno affrontare le autorità e gli esperti in ambito sanitario, secondo quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'istituto gfs.bern.

La scienza (80%), il Consiglio federale (78%), l'Ufficio federale della sanità pubblica (78%) e i governi cantonali (74%) ispirano fiducia alla popolazione, emerge dall'inchiesta condotta per conto di Corriere del Ticino, Blick e Le Temps. Questa è stata però leggermente erosa con l'ingresso nella seconda fase dell'emergenza coronavirus, quella del deconfinamento.

"Le autorità non sono in grado di convincere una parte della popolazione. Nel contesto dell'accelerazione del processo di deconfinamento, sarà importante evitare di polarizzare la società", riassumono gli autori.

Il 43% degli interpellati sostiene ad esempio che nella lotta contro il virus l'economia sia stata molto danneggiata, mentre solo il 15% pensa che ad esserlo maggiormente sia stata la salute. Per il 42% le misure di contenimento adottate rispettano invece l'equilibrio tra queste due componenti.

A dividere gli svizzeri è anche il caso dei ristoranti. Il sondaggio, condotto prima della decisione del Consiglio federale di riaprirli l'11 maggio, mostra che il 39% vorrebbe vederli riaperti al più presto, mentre il 40% è contrario. L'operato dei media durante la crisi è giudicato sostanzialmente positivamente (63%), anche se 37% degli interpellati non la pensa così.

Per l'89% degli intervistati ciò che è mancato di più in questa fase di semi-confinamento sono stati i contatti diretti con amici e colleghi. Sembrano invece mancare di meno gli eventi sportivi (solo per il 36%). Le opinioni sono divise sul vicinato: il 33% dice di aver rafforzato i rapporti con i vicini, mentre il 42% ritiene che non sia cambiato nulla.

Gli svizzeri sono consapevoli che un ritorno alla normalità non è previsto nell'immediato futuro. Quasi il 73% degli intervistati pensa per esempio che la vita sociale rimarrà limitata per almeno dodici mesi, mentre il 55% immagina che i viaggi all'estero saranno impossibili fino alla fine dell'anno. Per "resistere" all'estate in Svizzera, il 40% vorrebbe che le piscine fossero accessibili.

Al sondaggio, condotto online dal 24 al 28 aprile, hanno risposto 25.323 persone: 22.118 svizzerotedeschi, 2.586 romandi e 619 svizzeroitaliani. I dati sono stati ponderati in base alla dimensione del nucleo familiare, al partito, al sesso, all'età e alla lingua. Il margine di errore è di 4 punti percentuali.

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