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Coronavirus: Grecia, preoccupano focolai in ospedali

La situazione è giudicata seria anche nella turistica Mykonos, dove è obbligatorio indossare la mascherina. KEYSTONE/AP/Thanassis Stavrakis sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 agosto 2020 - 10:51
(Keystone-ATS)

Le autorità sanitarie greche sono in allarme dopo che si è registrato un aumento di casi di Covid-19 in alcuni ospedali, costringendo tutto il personale di rientro dalle vacanze a fare i test per il coronavirus prima di riprendere il lavoro.

Secondo il quotidiano Kathimerini, almeno 20 casi sono stati registrati in due ospedali di Larissa, nella Grecia centrale, mentre altri 14 sono stati segnalati all'ospedale Ahepa di Salonicco, che è stato chiuso fino a sabato per procedere alla sanificazione. Altri contagi sparsi vengono registrati in altre strutture sanitarie della città. In agosto sono finora 70 gli addetti alla sanità risultati positivi.

Della situazione ha discusso in teleconferenza con i responsabili sanitari il premier Kyriakos Mitsotakis, che ha raccomandato un rigido rispetto dei protocolli. Tuttavia il giornale scrive che la direttiva del Ministero della Sanità sui test al rientro dalle ferie non è facile da attuare, in quanto molti piccoli ospedali devono fare i tamponi in strutture esterne.

Ieri l'Organizzazione nazionale della Salute Pubblica (Eody) ha riportato 217 nuovi casi, di cui 16 segnalati alle frontiere, e tre decessi. Il totale della Grecia è ora a 7684, con 235 morti.

L'aumento di casi ha portato a nuove restrizioni in due delle aree più turistiche della Grecia, l'isola di Mykonos e la penisola Calcidica, nel nord. Da venerdì e fino al 31 agosto, processioni religiose, feste, mercati all'aperto e assembramenti di più di nove persone sono vietati, sia in pubblico sia in privato. Le mascherine sono obbligatorie in luoghi pubblici all'esterno e al chiuso in tutta Mykonos e nella regione Calcidica.

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