Navigation

Coronavirus: Hôpital du Jura invita frontalieri a restare nel Giura

Visto il rafforzamento dei controlli alle Dogane, l'Hôpital du Jura ha invitato il suo personale frontaliero a restare nel Giura o in Svizzera KEYSTONE/MAXIME SCHMID sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2020 - 12:59
(Keystone-ATS)

L'Hôpital du Jura (H-JU), l'ente ospedaliero cantonale giurassiano, invita il suo personale frontaliero a risiedere provvisoriamente nel cantone o in Svizzera.

Si tratta di evitare a infermieri e medici francesi perdite di tempo inutili alle dogane. H-JU impiega circa il 30% di frontalieri.

"Per il momento, non abbiamo dovuto far fronte a defezioni", ha sottolineato il portavoce dell'ente ospedaliero, Olivier Guerdat. Ma H-JU voluto anticipare tale scenario chiedendo su base volontaria ai frontalieri di rimanere in Svizzera. Le spese saranno prese a carico dall'ospedale cantonale.

L'Hôpital du Jura auspica che il personale francese sia il più vicino possibile al suo luogo di lavoro. "Non vogliamo dover aggirare eventuali misure decise dallo Stato francese", ha spiegato il suo portavoce. Il pericolo per il canton Giura consisterebbe nel fatto che la Francia decida di confiscare tutto il suo personale frontaliero.

Per il momento, H-JU ribadisce di disporre della capacità di accoglienza necessaria per ospitare tutte le persone colpite da coronavirus. Tutti i pazienti sono curati nel sito di Delémont.

Situazione simile in Ticino

Quanto sta avvenendo nel canton Giura è simile alla situazione ticinese. Ieri, un medico frontaliere italiano ha dichiarato all'agenzia di stampa italiana ANSA che "l'ente ospedaliero cantonale sta chiedendo ai frontalieri di modificare il proprio domicilio" per qualche mese.

Al medico venerdì hanno proposto un contratto per restare in Svizzera ("senza possibilità di tornare in Italia" nemmeno nei giorni liberi) fino al 30 giugno. "Si può scegliere: o l'ente fornisce vitto e alloggio in alberghi convenzionati, o dà 1'500 franchi svizzeri al mese per le spese".

"Io - ha ammesso - ci sto seriamente pensando. Ma soprattutto per la salute della mia famiglia", perché lavorare in ospedale in periodo di Coronavirus può creare qualche rischio anche ai familiari di chi sta a contatto con i malati. Comunque, ha precisato il medico, "non ci hanno fatto nessun tipo di pressione. Se uno dice di no, può fare avanti e indietro senza problemi. Credo che la richiesta sia anche un modo di cautelarsi dalla possibilità che il personale sanitario sia precettato in Italia".

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.