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Coronavirus, ipotesi test vaccino infettando volontari

È in corso un vasto dibattito. KEYSTONE/EPA/US NAVY/MCC GARY KEEN HANDOUT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 aprile 2020 - 21:45
(Keystone-ATS)

Spunta e si rafforza negli Usa un' ipotesi estremamente controversa per lo sviluppo rapido di un vaccino contro il covid-19: ossia infettare volontariamente dei volontari con il temibile coronavirus nel corso di un apposito trial.

I volontari, tutti giovani e sani, prima di venire contagiati, riceverebbero il vaccino sperimentale vero e proprio, o un placebo. I partecipanti verrebbero quindi seguiti attentamente e continuativamente.

In questo modo i dati sull'efficacia o meno dell'immunizzazione emergerebbero ben più rapidamente che seguendo le strade tradizionali, in cui si attende che gli individui vengano contagiati dal virus naturalmente. A proporre una ricerca di questo tipo sono stati ben 35 parlamentari americani, che hanno inviato una lettera alla Food and drug administration (Fda) ed al ministro della sanita', Alex Azar. E a sostenerla sono già intervenuti il bioetico Arhtur Caplan, e Stanley Plotking, l'inventore de vaccino per la rosolia.

Non solo, un sito web spuntato proprio nell'ipotesi che si costruisse un trial di questo tipo, ha già raccolto 2000 adesioni.

Ma questo tipo di ricerche di vaccini - chiamate "challenge trials" ("sperimentazioni a sfida") - sono state usate in passato solo a fronte di specifiche condizioni: che esistano farmaci già in grado di curare la malattia per cui si studia il vaccino o per patologie senza alta mortalità.

Per i firmatari della lettera pero', tra cui figura Donna Shalala, ex ministro della Sanità Usa, la situazione è tale da richiedere un intervento estremo: "Questa pandemia è come essere in stato di guerra, quando tanti volontari si espongono regolarmente ad alti rischi per aiutare a salvare la vita di altri".

A prendere le distanze è stato un portavoce della FDA, Micahel Felberbaum, che ha sottolineato: "La Fda sta esplorando tutte le opzioni per procedere allo sviluppo di un vaccino anti covid-9 in sicurezza". Ma "gli studi di sfida su esseri umani potrebbero presentare questioni etiche e di adattabilità che potrebbero essere evitate con l'utilizzo di modelli animali".

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