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Coronavirus: malattia rallenta, ma troppo presto per picco

Daniel Koch oggi durante la consueta conferenza stampa sull'evoluzione dell'epidemia di coronavirus in Svizzera. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 30 marzo 2020 - 15:33
(Keystone-ATS)

I casi confermati di coronavirus in Svizzera sono 15'475, 1201 in più rispetto a 24 ore fa. Almeno 295 persone sono morte.

Lo ha affermato oggi durante un incontro coi media il capo della Divisione malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Daniel Koch, parlando di cifre stabili per quanto attiene alle nuove infezioni.

A suo avviso si tratta di un timido segnale che le misure di prevenzione stanno avendo effetto: la progressione sta rallentando, ma non è stata fermata. Tuttavia è troppo presto per trarre conclusioni: "non so quando raggiungeremo il picco", ha dichiarato rispondendo a una domanda dei giornalisti.

Parlando delle capacità in merito ai respiratori, Koch ha dichiarato che attualmente 286 persone sono intubate, ma che al momento vi sono letti a sufficienza per accogliere questi pazienti, e ciò riguarda anche il Ticino. Koch si è anche detto soddisfatto che la popolazione abbia recepito l'importanza delle misure preventive, come risulta da un sondaggio pubblicato oggi dallo stesso UFAS.

6,6 miliardi già promessi

In merito alle conseguenze finanziarie ed economiche dell'attuale situazione, a nome della Segretaria di stato dell'economia (SECO), Erik Jakob ha affermato che finora sono stato sottoscritti contratti tra le banche e piccole imprese per un ammontare di 6,6 miliardi di franchi, sui 20 messi a disposizione dal Consiglio federale.

Da giovedì, ossia da quando è possibile per le aziende chiedere un sostegno per coprire i costi fissi e scongiurare una mancanza di liquidità, migliaia di aziende si sono annunciate alle banche che partecipano all'azione (oltre un centinaio). Il documento in formato PDF è stato scaricato 120 mila volte e le piattaforma Internet ad hoc ha registrato oltre 300 mila contatti.

Finora sono stati negoziati prestiti per 31 mila società - limite massimo 500 mila franchi - per un ammontare medio di 207 mila franchi. Solo sabato, ha dichiarato Jakob, sono stati conclusi 11'700 contratti per prestiti rimborsabili a tasso zero.

Nessun contratto è stato invece ancora concluso per importi superiori oltre i 500 mila franchi (fino a 20 milioni). In molti casi la documentazione è incompleta, ha spiegato Jakob per giustificare tali ritardi. Per crediti superiori al mezzo milione, ha precisato, le esigenze in documentazione sono superiori.

Tenuto conto che 6,6 miliardi sono già stati promessi, si pone il problema se la somma messa a disposizione del governo basterà, ha affermato Jakob, ricordando che il ministro delle finanze si è già detto possibilista al riguardo.

128 soldati infettati

Per quanto attiene al servizio di appoggio dell'esercito alle autorità civili, il brigadiere Raynald Droz ha sottolineato che tutti i cantoni ormai hanno chiesto l'aiuto della truppa, per un totale di 300 richieste pervenute.

I soldati mobilitati sono 5600, di cui oltre mille nel settore sanitario e 550 destinati alla sicurezza (ambasciate e Guardie di confine). L'epidemia non ha però risparmiato nemmeno i soldati: i giovani infettatisi sono 128, di cui ben 93 concentrati i due luoghi, nel canton Vaud (scuola sanitaria, 73 casi e 400 persone in quarantena), e in Ticino (scuola di fanteria, 20 casi e 78 giovani in quarantena).

Proseguono i rimpatri

Proseguono nel frattempo i rimpatri di cittadini svizzeri bloccati all'estero, come ha dichiarato Hans-Peter Lenz del Centro di crisi del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). In alcuni casi il DFAE ha organizzato voli charter oppure si è attivato per agevolare dei voli verso la Confederazione.

Domani dovrebbero atterrare in Svizzera voli provenienti dalle Filippine e dall'Argentina per un totale di 460 persone, ha aggiunto il funzionario. Intanto il numero di persone registratesi presso il DFAE è calato da 17 mila 13'700.

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