Navigation

Coronavirus, oltre 100mila casi nel mondo, cresce allarme pandemia

Il morbo ha raggiunto anche il Vaticano. KEYSTONE/EPA/FABIO FRUSTACI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2020 - 20:39
(Keystone-ATS)

Dichiarare la pandemia, per il coronavirus, potrebbe essere solo una questione di giorni, perché i nuovi dati vanno in quella direzione: oltre centomila contagi nel mondo, ma soprattutto una diffusione che si estende anche in Africa e America Latina.

In uno scenario in cui il Covid-19 potrebbe sopravvivere per mesi, resistendo alle alte temperature estive.

L'epidemia scoppiata tre mesi fa in Cina ha raggiunto 91 paesi, uccidendo oltre 3400 persone. Le guarigioni sono oltre 55mila, un numero che fa ben sperare, ma preoccupano i contagi nel resto del mondo, arrivati a 20mila sugli oltre centomila complessivi. Tanto più che il Covid-19 inizia a marciare anche nei continenti con sistemi sanitari più fragili, come l'Africa (41 casi, i primi in Camerun e Togo), l'America Latina ed i Caraibi (34 casi, il primo in Perù).

Se in Africa e America Latina la situazione peggiorasse, l'Oms potrebbe alzare il livello di allerta, finora molto alto, dichiarando la pandemia. Per questo motivo, in questa fase, "l'obiettivo prioritario resta ancora il contenimento dell'epidemia", ha spiegato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolineando che se si rallenta la diffusione "guadagniamo tempo per trovare vaccini e terapie" e tutti i Paesi possono attrezzarsi meglio per curare i pazienti. Guadagnare tempo per prepararsi al meglio ad una crisi che potrebbe durare ancora a lungo, è il mantra dell'Oms, secondo cui "non c'è al momento alcun segnale che ci dica che in estate il coronavirus sparirà come una normale influenza".

Fuori dalla Cina, la Corea del Sud ha superato i 6500 contagi, con 42 morti, mentre in Iran la situazione è sempre più grave, con un balzo di 1200 nuovi casi in 24 ore. Anche gli Stati Uniti si sono scoperti più vulnerabili, con 14 morti e 230 contagi estesi a 20 Stati su 50: 33 i casi in quello di New York e 4mila persone in quarantena precauzionale. Il presidente Trump, pur assicurando che "tutto funzionerà bene", ha rinunciato a visitare la sede dei Cdc, l'autorità sanitaria federale, "per non interferire" con il loro lavoro.

In Europa l'Italia è ancora il sorvegliato speciale, per numero di contagi e vittime, ma la situazione sta peggiorando rapidamente anche in altri Paesi. A Bruxelles ci si prepara al peggio ed il commissario Ue per la gestione delle crisi Janez Lenarcic ha invitato gli Stati membri a "guardare all'esperienza italiana e prepararsi a situazioni simili presto".

In Francia c'è lo scenario più preoccupante. Con quasi 600 contagi e 9 morti ed un focolaio dell'Alto Reno, 81 casi in 48 ore, che hanno costretto le autorità locali ha chiudere cento scuole. Nel resto d'Europa i contagi sono aumentati in Germania, Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Grecia, Islanda, Russia e Svizzera. E il coronavirus si è affacciato per la prima volta in Serbia, Slovacchia e nella Città del Vaticano. In Olanda è stato registrato il primo morto.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.