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Coronavirus: ospedali, cresce il coordinamento nazionale

Da dopodomani i dati relativi all'occupazione dei letti in cure intense per l'insieme della Svizzera saranno pubblicati due volte alla settimana. KEYSTONE/ALEXANDRA WEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2020 - 15:39
(Keystone-ATS)

L'adattamento degli ospedali alle sfide della seconda ondata di contagi da coronavirus dovrebbe avvenire più rapidamente che in primavera, proprio grazie all'esperienza accumulata allora.

I primi elementi di un concreto coordinamento tra tutti i nosocomi elvetici saranno realtà da dopodomani.

Keystone-ATS ha tastato il polso di alcuni responsabili del settore per valutare quale sia la preparazione degli ospedali. Pur esprimendosi al condizionale, tutti ritengono che il sistema reggerà.

Finora ciò che più di qualsiasi altra cosa è mancato agli ospedali è una panoramica nazionale e quotidiana del numero di posti letto occupati in medicina intensiva. Queste informazioni sono lacunose anche in termini di personale e di attrezzature, ha riferito Anne-Geneviève Bütikofer, direttrice di H+ Gli ospedali svizzeri, l'associazione degli ospedali, delle cliniche e degli istituti di cura pubblici e privati elvetici.

Occupazione dei letti in cure intense

È però stata trovata una prima soluzione parziale, ha precisato Bütikofer. Da dopodomani i dati relativi all'occupazione dei letti in cure intense saranno pubblicati due volte alla settimana dal Servizio sanitario coordinato (SSC), struttura che dipende dallo Stato maggiore dell'esercito.

Nella prima ondata di Covid-19, alcuni ospedali erano al limite delle loro capacità, mentre altri erano praticamente vuoti a causa del divieto imposto dal Consiglio federale di trattare casi non urgenti. Nella seconda ondata, un migliore coordinamento, considerato centrale, dovrebbe portare a una distribuzione più giudiziosa dei pazienti.

Rega coordina

La Guardia aerea svizzera di soccorso (Rega) assume questo compito di coordinamento, scaricando gli ospedali, da giugno. Il mandato le è stato attribuito dalla Società svizzera di medicina intensiva (SSMI) e dal SSC, come ha indicato domenica la NZZ am Sonntag. Il trasporto dei pazienti da un nosocomio a un altro non sarà necessariamente effettuato dalla Rega, ha precisato il portavoce Adrian Schindler.

Il sistema ospedaliero si sta preparando anche su altri fronti. Attualmente per l'insieme della Svizzera sono disponibili mille unità di terapia intensiva con letti attrezzati e personale qualificato. Quasi 700 sono occupati, 100 dei quali da pazienti contagiati dal coronavirus.

Più letti e personale

Secondo Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il SSC e membro della task force Covid-19 della Confederazione, i nosocomi potranno mettere a disposizione da 500 a 800 posti di cure intense supplementari. Non dovrebbe inoltre esserci carenza di attrezzature e forniture.

La disponibilità e la preparazione del personale è un altro elemento chiave. Gli anestesisti, ad esempio, riceveranno una formazione supplementare per potersi occupare dei pazienti ammalati di Covid-19 in terapia intensiva, ha spiegato Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città e membro del consiglio di amministrazione dell'Associazione dei medici cantonali della Svizzera (AMCS).

Nessun divieto per casi non urgenti

Un divieto di trattamento per i pazienti con problemi di salute non urgenti, come quello attuato di marzo, sembra al momento improbabile, in particolare per motivi finanziari, ha affermato la direttrice di H+ Bütikofer.

Proprio oggi il CHUV, l'ospedale universitario vodese, ha indicato in un comunicato di prevedere un "rallentamento controllato" delle attività. Attualmente la situazione non richiede lo stop di alcun settore.

Il nosocomio universitario indica inoltre di aver predisposto piani per potenziare il numero di letti, non solo in medicina intensiva, e che intende assumere 90 nuovi infermieri.

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