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Coronavirus: Raiffeisen mette segno meno a Pil 2020, primi a farlo

La banca sangallese dipinge un 2020 difficile per l'economia svizzera. KEYSTONE/GAETAN BALLY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 13 marzo 2020 - 10:32
(Keystone-ATS)

La pandemia di coronavirus lascerà profonde tracce sull'economia svizzera, tanto che il prodotto interno lordo (Pil) nel 2020 risulterà in calo. Lo prevede Raiffeisen, primo istituto a mettere il segno meno davanti al dato di riferimento della congiuntura.

Gli economisti della banca - si legge in un comunicato odierno - si attendevano un aumento del Pil dell'1,2% per il 2020. Ora, la stima è che si dovrà fare i conti con una riduzione dello 0,2%.

Le prospettive comunque rimangono estremamente incerte e non si possono escludere ad esempio un'escalation della situazione negli Stati Uniti o un blocco nella Confederazione simile a quello che sta vivendo l'Italia. Pertanto, ammonisce l'istituto finanziario sangallese, i rischi di un crollo del Pil ancora maggiore sono superiori alle chance di una conclusione della crisi senza troppi danni.

Da notare che, prendendo in considerazione l'anno in corso nel suo insieme, Raiffeisen non usa la parola recessione. Questo termine si può infatti utilizzare solo quando si osservano due trimestri consecutivi con il Pil in calo.

Stando a Martin Neff, capo economista della terza banca elvetica, l'economia viene penalizzata su due fronti. "Da un lato subisce l'influsso negativo di possibili colli di bottiglia nella catena di fornitura globale e del crollo della crescita mondiale", afferma citato nella nota. Dall'altro, aggiunge, "viene direttamente compromessa dalle misure per il contenimento del coronavirus".

Anche un blocco parziale della vita quotidiana lascerà strascichi, soprattutto in certi settori. Raiffeisen è particolarmente preoccupata per le perdite accusate in campi quali la gastronomia, l'organizzazione di eventi e il turismo (hotel, trasporti, agenzie di viaggio). Pure il commercio e i servizi saranno sempre più toccati.

Grazie ai drastici provvedimenti adottati, la Cina è riuscita a diminuire le infezioni e le sue aziende stanno lentamente riprendendo le attività. La normalizzazione procede però coi piedi di piombo e in molti settori non sarà possibile risollevarsi e colmare i buchi. Uno sviluppo simile si prospetta pure per le altre economie colpite dal virus, sottolinea Raiffeisen.

Uno spiraglio di ottimismo è rappresentato dalla probabile potente ripresa nel secondo semestre e da una maggiore progressione del Pil nel 2021. Tuttavia, per molto tempo, sarà il numero dei contagi, per quanto impreciso, "a fungere da termometro per l'economia", conclude Neff.

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