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Coronavirus: ristoranti, non c'è base legale per controlli identità

Mister dati è chiaro: con la base legale attuale, non si può obbligare un cliente a lasciare i propri dati personali a un ristorante. KEYSTONE/PETER SCHNEIDER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 maggio 2020 - 08:21
(Keystone-ATS)

Fornire i propri dati al ristorante deve essere una scelta e non un obbligo. Lo sostiene l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza Adrian Lobsiger, secondo cui non c'è una base legale per imporre agli esercenti controlli di identità.

Se nell'ambito delle misure di deconfinamento legate al coronavirus il governo vuole costringere ristoratori e avventori ad agire così deve creare una base giuridica, dichiara Lobsiger in un'intervista diffusa oggi dal quotidiano "Le Temps". "Non escludo che possa farlo in tempi stretti", aggiunge.

Secondo informazioni dei giornali svizzerotedeschi "Blick" e "Neue Zürcher Zeitung", Lobsiger ha posto il suo veto all'obbligo di lasciare nome, cognome e numero di telefono voluto dall'esecutivo, che dunque avrebbe fatto marcia indietro, abbandonando per ora tale normativa. Il passaggio alla volontarietà è stato sancito in un colloquio fra Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, e il ministro della sanità Alain Berset. I ristoranti potranno riaprire lunedì a condizione di rispettare una serie di misure elaborate dal settore e dagli uffici federali.

Qualora invece vi fossero le basi legali per introdurre tale imposizione, pur se non ne sarebbe entusiasta Mister dati afferma che non si opporrebbe. Se il Consiglio federale agisce nella legalità, "non avrei altra scelta che accettare la decisione", constata Lobsiger.

Sulle colonne di "Le Temps" Mister dati si dice inoltre soddisfatto dell'app DP-3T, attualmente in fase di sviluppo da parte del Politecnico federale di Losanna (EPFL) e che servirà a ricostruire la catena dei contagi. "Finora tutto quello che abbiamo visto è accettabile: un sistema il più decentralizzato possibile, un anonimato preservato e una base volontaria".

Insomma, la struttura tecnica è corretta, "ma dobbiamo ancora esaminare l'applicazione nella pratica", avverte Lobsiger. Una prima versione dovrebbe essere pronta lunedì, mentre una definitiva seguirà entro la fine di maggio. Basata sul Bluetooth, l'app registra ogni contatto con individui avvenuto a meno di due metri di distanza per oltre 15 minuti. In caso di contagio di uno di questi, il proprietario dello smartphone viene informato con una notifica.

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