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Coronavirus: studio, 1/4 dei casi fuori Cina legati a Italia

Quando ancora non si parlava di pandemia, il virus era già molto diffuso in Italia, più che in Cina. KEYSTONE/EPA/CENTERS FOR DISEASE CONTROL AND PREVENTION HANDOUT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 31 luglio 2020 - 17:13
(Keystone-ATS)

Più di un quarto dei primi casi di coronavirus registrati fuori dalla Cina dall'inizio della pandemia sono legati all'Italia.

Lo rivela uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi pubblicato su The Lancet relativo alle undici settimane che hanno preceduto la dichiarazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo cui la malattia Covid-19 costituiva una pandemia globale.

Secondo lo studio, il 27% di questi primi casi erano persone che avevano viaggiato in Italia, il 22% in Cina e l'11% in Iran. "I dati che abbiamo raccolto ci dicono che viaggi in pochi Paesi con un alto tasso di diffusione del virus SARS-CoV-2 hanno seminato focolai in giro per il mondo prima che il coronavirus fosse dichiarato pandemia", ha spiegato la dottoressa Fatimah Dawood, che ha codiretto la ricerca.

Lo studio ha anche analizzato le caratteristiche dei primi giorni di diffusione del virus e individuato 101 focolai in 29 Paesi nel periodo precedente all'annuncio dell'Oms. I ricercatori hanno anche sottolineato che i primi casi confermati potrebbero non essere stati il vero inizio dell'epidemia in un certo Paese.

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