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Coronavirus non giustifica scarcerazione

Il Tribunale federale si è occupato del pericolo del Covid-19 nelle carceri. KEYSTONE/LAURENT GILLIERON sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2020 - 12:00
(Keystone-ATS)

La pandemia di coronavirus non giustifica il rilascio di una persona in carcerazione preventiva. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF), statuendo sul caso di un detenuto in cella a Sion.

In attesa di una sentenza definitiva in merito all'accusa di atti sessuali con bambini, l'uomo aveva chiesto il suo immediato rilascio per una serie di motivi, tra cui il rischio sanitario accresciuto, tenuto conto anche dello stato di salute personale.

La giustizia vallesana aveva respinto la richiesta, ravvisando che in passato l'interessato era rimasto vittima solo di un esaurimento e di un'influenza. Non aveva inoltre portato prove della presenza del virus in carcere, né di una sua particolare esposizione al rischio di contagio.

In una sentenza pubblicata oggi il TF conferma questo giudizio. In linea generale la corte ricorda che la detenzione deve essere interrotta quando non è in un rapporto ragionevole con il suo scopo. Concretamente, va sempre effettuata una ponderazione degli interessi, tra il fine della detenzione da un lato e i rischi per la salute e le possibilità di trattamento in carcere dall'altro.

Secondo i giudici di Losanna la pandemia non impedisce però la detenzione per motivi cautelari o di sicurezza, perlomeno finché risultano rispettate le direttive dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Anche una eventuale presenza del virus in carcere - di cui l'accusato non ha portato alcun elemento di prova - non giustificherebbe la chiusura della struttura o l'immediato rilascio dei detenuti. Sarebbe solo necessario un esame più attento delle condizioni di confinamento per evitare il contagio.

(Sentenza 1B_220/2020 del 26 maggio 2020)

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