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Corte europea: nessuna violenza eccessiva da parte della polizia GE

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2014 - 14:50
(Keystone-ATS)

Un Francese non otterrà alcuna indennità dalla Svizzera dopo essere stato vittima di un arresto e di un ammanettamento, a suo dire, violento da parte della polizia ginevrina. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha infatti respinto un ricorso dell'interessato contro la decisione di archiviare una sua denuncia, confermata dal Tribunale federale (TF).

I fatti risalgono all'ottobre del 2009. All'uscita di un bar, dove si era recato in compagnia di un amico, il cittadino francese aveva visto due gendarmi ginevrini che lo stavano multando a causa di un posteggio mal eseguito. Di fronte alle sue proteste, la polizia lo aveva immobilizzato e ammanettato dietro la schiena.

In seguito era stato portato in una cella anti-sbornia, dove egli afferma di essere stato lasciato al freddo e senza acqua. Il "brusco" ammanettamento - a suo dire - gli aveva causato una ferita alla spalla destra, che lo aveva obbligato a un congedo dal lavoro di 15 giorni.

Con una maggioranza di sei contro uno, i giudici di Strasburgo hanno respinto il ricorso del francese, il quale chiamava in causa una violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta la tortura e il trattamento violento da parte della polizia.

Secondo la sentenza, i gendarmi si trovavano in una situazione che rischiava di degenerare, visto che l'uomo era ubriaco. Se è vero che l'uomo è stato ferito a una spalla, tuttavia la perizia medica ha stabilito che "la lesione in questione avrebbe potuto essere provocata anche da un intervento più soft".

Nel settembre 2013, la Corte europea aveva invece accettato il ricorso di un cittadino del Burkina Faso, che si era rivolto a Strasburgo dopo che due gendarmi ginevrini nel 2005 lo avevano brutalmente placcato al suolo durante un controllo di identità.

In quell'occasione i medici avevano stabilito che l'uomo aveva subito una frattura alla clavicola. La Svizzera era stata condannata in via definitiva a versare 25'700 euro (circa 31'000 franchi) di risarcimento per danni materiali, torto morale e spese di avvocato.

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