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Si fa incandescente lo scontro sull'indipendenza catalana: oggi è arrivata la dura risposta di Madrid alla mozione con la quale il Parlament di Barcellona lunedì ha dichiarato aperto il processo verso l'indipendenza.

Su ricorso del premier spagnolo Mariano Rajoy, la Corte costituzionale in poche ore ne ha decisa la sospensione, avvertendo il presidente catalano Artur Mas che rischia destituzione e incriminazione.

La Consulta spagnola, che sempre ha preso posizione contro le spinte indipendentiste catalane, ha ora cinque mesi per pronunciarsi sul merito. Intanto ha avvertito 21 dirigenti catalani che potranno essere sospesi e incriminati per 'disobbedienza' se non si fermano. Appoggiato dagli altri due grandi partiti spagnolisti, Psoe e Ciudadanos, Rajoy ha avvertito che non permetterà che "si rompa l'unità della Spagna": "io - ha tuonato dopo una riunione straordinaria questa mattina del governo - non lo permetterò".

Le politiche spagnole del 20 dicembre - Rajoy spera in un ritorno di consensi per il suo Pp nella Spagna profonda grazie alla linea dura sulla Catalogna - non contribuiscono a ridurre la tensione. Mas ha fissato il traguardo dell'indipendenza nel 2017. La mozione del Parlament dichiara che il processo di secessione non può dipendere dalle decisioni delle "istituzioni spagnole e in particolare della delegittimata corte costituzionale".

La Consulta avverte 21 dirigenti catalani - oltre a Mas e al presidente del Parlament Carme Forcadell, tutti i ministri della Generalitat - che saranno personalmente e penalmente responsabili. Rischiano sospensione e incriminazione per 'disobbedienza' . La stampa di Madrid non esclude perfino possibili incriminazioni per 'sedizione' e 'ribellione' , con condanne fino a 25 anni.

La costituzione spagnola approvata durante la transizione fra dittatura e democrazia nel 1978 e influenzata dal nazionalismo centralista franchista non consente la secessione di una parte del territorio nazionale. La procura di Madrid ha ordinato alla polizia di raccogliere prove per eventuali incriminazioni dei leader catalani.

La situazione rischia ora di avvitarsi. Diversi dirigenti catalani indipendentisti hanno però preannunciato che non si piegheranno al nuovo 'diktat' di Madrid. Il leader di Podemos Pablo Iglesias, che si è dissociato dalla linea dura di Rajoy, ha detto di non credere che il governo spagnolo mandi a Barcellona "guardia civile ed esercito".

Ma al momento non c'è in vista alcuna soluzione politica. Almeno fino a dopo le elezioni. La rotta di collisione potrebbe però essere deviata dalle divisioni fra le liste secessioniste di Mas e dei radicali della Cup, che hanno la maggioranza assoluta nel parlamento di Barcellona. Gli anti-capitalisti rifiutano di votare la rielezione di Mas. Domani è previsto il secondo turno. Il President ha fatto un nuovo gesto proponendo di delegare parte dei poteri, come chiede la Cup, a tre vicepresidenti, avvertendo però che se non sarà rieletto il processo verso l'indipendenza rischia di "incagliarsi".

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SDA-ATS