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Qualcuno, sei mesi fa, quella sera pensava di non farcela. Molti hanno perso un familiare, un amico. Oggi sono tornati all'Isola del Giglio, sulla quale la sera del 13 gennaio i passeggeri della Costa Concordia sbarcarono impauriti e bagnati dalla nave che si stava piegando su un fianco, così come è ancora adesso, e dalla quale proprio oggi è stato estratta una parte dello scoglio che le era rimasto conficcato nel ventre dopo la collisione.

Sono tornati per ricordare le vittime del naufragio, ma anche per ringraziare i soccorritori che li accolsero allora. Cerimonie, abbracci, molte lacrime, poche polemiche. Anche la recente e discussa intervista al comandante Francesco Schettino non trova molti disposti a commentare: "È il giorno del dolore, non delle polemiche".

Si riconoscono e si abbracciano con i gigliesi che quella notte li accolsero, dettero loro coperte e vestiti asciutti. Si ricordano i momenti di solidarietà e di sacrificio delle stesse vittime.

Nella chiesa di Giglio Castello la Messa celebrata dal vescovo di Sovana, Pitigliano e Orbetello, monsignor Borghetti, il momento forse più commovente: "Cara Isola del Giglio ormai il tuo profumo e la tua bellezza sono caratteristiche naturali che risplendono in tutto il mondo, hai fatto quanto si doveva fare senza cercare nulla in cambio", dice Borghetti rivolgendosi agli isolani ealla settantina di familiari delle vittime e naufragi.

Suonano le sirene delle navi in porto quando dal pontone della Titan Micoperi il "cappello" dello scoglio viene estratto con una potente gru: lo stesso suono che alle 21,43, l'orario esatto della collisione, è stato scelto per ricordare quel momento insieme al suono delle campane dell'Isola del Giglio. Quel pezzo di roccia resterà sull'isola, probabilmente trasformato in un monumento.

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SDA-ATS