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Credit Suisse ha informato oltre un migliaio di suoi dipendenti che intende rivelare il loro nome alle autorità americane. Lo ha indicato la banca confermando una notizia diffusa dal portale internet "Inside Paradeplatz". Si tratta di personale che aveva a che fare con clienti statunitensi.

Da parte sua Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), ricorda che gli istituti in trattativa negli Usa per risolvere la vertenza fiscale - nell'ambito del programma di regolarizzazione - dispongono dell'autorizzazione a fornire dati riguardanti le loro attività negli Usa.

Sono però escluse informazioni relative a clienti, mentre i dipendenti devono essere avvertiti, affinché possano presentare ricorso. Le persone interessate di Credit Suisse hanno infatti ora tempo sino al 28 luglio per opporsi alla rivelazione della loro identità.

Diversi dipendenti si sono intanto rivolti all'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) per conoscere i loro diritti, ha fatto sapere Denise Chervet, direttrice della segretaria centrale dell'organizzazione. La valutazione della situazione avviene a livello individuale.

L'ASIB non sconsiglia i viaggi negli Usa, se non per persone che rischiano una incriminazione. Inoltre Chervet ricorda che le autorità americane potrebbero essere venute a conoscenza dei nomi dei bancari anche attraverso altre vie.

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SDA-ATS