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Risultati in calo, ma superiori alle attese, per Credit Suisse: il numero due bancario elvetico ha realizzato lo scorso anno un utile netto di 2,1 miliardi di franchi, in flessione del 10% rispetto all'esercizio precedente. Sui conti ha pesato la multa record di 2,5 miliardi di franchi che l'istituto ha dovuto versare per risolvere il contenzioso fiscale con gli Stati Uniti.

La performance è migliore rispetto al consensus degli esperti consultati dall'agenzia finanziaria awp che avevano pronosticato profitti per 1,84 miliardi di franchi. L'utile ante imposte è rimasto stabile a 3,5 miliardi.

Nel quarto trimestre del 2014 l'utile netto si è attestato a 921 milioni, a fronte della perdita di 476 milioni registrata nello stesso periodo del 2013, quando la banca aveva proceduto ad ingenti accantonamenti. L'utile ante imposte è stato di 1,18 miliardi, contro il "rosso" di 529 milioni di 12 mesi prima.

"I buoni risultati del quarto trimestre dimostrano la costanza della nostra performance in un contesto di mercato difficile, contraddistinto da un'accresciuta volatilità", ha commentato il CEO Brady Dougan.

Sull'insieme dell'esercizio la gestione patrimoniale - Private Banking & Wealth Management - ha generato un risultato prima delle imposte di 2,1 miliardi, a fronte dei 3,2 miliardi del 2013: la contrazione riflette le perdite subite nel secondo trimestre in conseguenza della maxi multa americana: in quell'occasione l'istituto si era dichiarato colpevole di aver aiutato ricchi clienti statunitensi ad evadere il fisco.

Nell'investment banking Credit Suisse ha invece migliorato la propria redditività, con un utile prima della imposte di 2,1 miliardi (1,7 miliardi l'anno precedente).

L'afflusso di capitali è stato pari a 27,5 miliardi di franchi, in calo rispetto ai 32,1 miliardi del 2013. Le relazioni di affari transfrontaliere nell'Europa occidentale hanno registrato un deflusso di 7,4 miliardi, mentre i mercati emergenti hanno contribuito con un importo di 26,6 miliardi, di cui 17,3 miliardi da ricondurre all'area Asia-Pacifico. In Svizzera l'afflusso netto è stato di 7,4 miliardi.

Credit Suisse ha anche annunciato misure per contrastare la rivalutazione del franco svizzero dopo la decisione della BNS di rinunciare alla soglia minima di cambio con l'euro. L'istituto detiene infatti una buona parte dei suoi attivi in euro, dollari e in altre valute, ma pubblica i risultati in franchi, fatto questo che accresce la sua esposizione ai movimenti della moneta nazionale.

"Sulla base dei risultati del 2014 stimiamo che l'impatto negativo sugli utili sarà dell'ordine del 3% e contiamo di compensare questo impatto entro la fine del 2017", ha fatto sapere Brady Dougan. Credit Suisse ha precisato di aver ridotto i bonus del 9% nel 2014. Il consiglio di amministrazione e la direzione hanno inoltre acconsentito di ridursi le retribuzioni rispettivamente del 25% e del 20%.

Sono previste misure di risparmio aggiuntive per 200 milioni di franchi, che potrebbero essere attuate in parte attraverso il trasferimento di attività all'estero.

Dougan ha anche affermato che il primo trimestre del 2015 è cominciato sotto buoni auspici: "la nostra performance è in linea con quella dello scorso anno". All'assemblea generale del 24 aprile verrà proposto un dividendo invariato di 0,70 franchi per azione.

Il titolo Credit Suisse in borsa ha preso l'ascensore: verso le 11.00 guadagnava l'8% in un contesto generale piatto.

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SDA-ATS