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Criminali stranieri: procuratori, cifre su espulsioni imprecise

Lo zurighese Beat Oppliger, presidente della CPS. KEYSTONE/WALTER BIERI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 luglio 2020 - 10:08
(Keystone-ATS)

I dati relativi alle espulsioni di criminali stranieri non convincono la Conferenza dei procuratori della Svizzera (CPS), che per bocca del suo presidente Beat Oppliger ne mette in dubbio l'affidabilità.

L'alto tasso - o presunto tale - di casi in cui è stata applicata la clausola di rigore è stato criticato ieri dall'UDC, che minaccia di lanciare una nuova iniziativa sul tema.

Secondo il primo partito svizzero, a dieci anni dalla sua accettazione l'iniziativa per l'espulsione dei criminali stranieri non viene attuata adeguatamente. Dal canto suo, sempre ieri l'ex Consigliere agli Stati argoviese ed ex presidente del PLR Philipp Müller ha parlato, senza mezzi termini, di presa in giro, ritenendo che giudici e governo siano troppo indulgenti.

Per i democentristi, la clausola "scappatoia", che consente di evitare un allontanamento dal territorio elvetico, invece di essere usata eccezionalmente viene chiamata in causa il 42% delle volte. Tuttavia, stando a Oppliger, espressosi in un'intervista concessa ai giornali del gruppo Tamedia, il processo che porta all'ottenimento di queste cifre andrebbe rivisto.

Oppliger ha dichiarato che nel suo cantone di competenza, ovvero Zurigo, i procuratori hanno riscontrato notevoli discrepanze tra i numeri cantonali e quelli contenuti nelle tabelle dell'Ufficio federale di statistica (UST). In realtà quindi, a Zurigo ad esempio il numero di decreti d'accusa emessi applicando clausole di rigore è 2,5 volte inferiore a quello annunciato.

A quanto pare, ciò è dovuto al fatto che sono stati registrati decreti d'accusa per i quali l'espulsione non era obbligatoria e che dunque andrebbero esclusi dalle statistiche ufficiali. Relativamente a una possibile abolizione della chiacchierata clausola, auspicata sia dall'UDC sia da Müller, Oppliger è scettico. A suo avviso eliminarla del tutto sarebbe problematico, anche perché in singoli casi farvi ricorso è stata una mossa sensata.

Il capo dei procuratori ammette comunque di comprendere le reazioni sdegnate suscitate dalle statistiche, che parlano di una bassa (58%) percentuale di criminali stranieri effettivamente espulsi dalla Confederazione. Allo stesso tempo però, la CPS non ha alcuna prova che i pubblici ministeri cantonali abbiano applicato in modo avventato la clausola di rigore.

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