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Crisi: Grecia, si intensificano voci di un default

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 settembre 2011 - 20:06
(Keystone-ATS)

La Grecia sarebbe a un passo dal baratro. Si intensificano infatti le voci secondo cui Atene sarebbe prossima a dichiarare il più grande fallimento della storia per uno Stato sovrano con un debito di 353 miliardi di euro, un ammontare pari a cinque volte quello dell'Argentina che finì in bancarotta nel 2001.

"Il default della Grecia è uno degli scenari", ha affermato senza mezzi termini il presidente della Banca Centrale olandese e membro del consiglio Bce, Klaas Knot, diventando così il primo esponente di rilievo dell'Eurotower a parlare pubblicamente di un possibile default di Atene, dopo che la Bce ha sempre detto che un fallimento dovrebbe essere evitato ad ogni costo, perché potrebbe destabilizzare la zona euro.

E a buttare altra benzina sul fuoco ci ha pensato anche Moody's, che oggi ha declassato di due livelli otto banche elleniche, assegnando loro un outlook negativo.

Secondo quanto riporta la stampa ellenica, il ministro delle finanze, Evangelos Venizelos, avrebbe illustrato tre scenari per arrivare a una soluzione della crisi: un default pilotato con un taglio del 50% per i detentori di obbligazioni, giudicata però non fra le migliori; una "opzione buona" che prevede l'attuazione di quanto stabilito nel nuovo piano di salvataggio europeo siglato il 21 luglio e che comporterebbe un taglio del 20% per gli obbligazionisti e infine una "opzione cattiva" di un default incontrollato in seguito al fallimento degli accordi di luglio.

Lo stesso Venizelos e il premier George Papandreou si sono però affrettati a smentire due di queste tre ipotesi, dichiarando che "la Grecia ha preso la decisione definitiva di fare tutto il possibile per implementare pienamente e puntualmente tutte le decisioni del Consiglio europeo del 21 luglio". Il premier ha anche escluso l'ipotesi di elezioni anticipate.

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