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Crisi: oltre 200 milioni di disoccupati nel 2012

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 aprile 2012 - 07:19
(Keystone-ATS)

Sono cupe le previsioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel suo ultimo rapporto annuale sul lavoro: nel 2012, il numero di disoccupati nel mondo salirà a circa 202 milioni e continuerà a crescere nel 2013. In una preoccupante analisi, il documento pubblicato ieri sera a Ginevra critica "la trappola dell'austerità", una certa deregulation del lavoro in tempo di crisi, e definisce "particolarmente preoccupanti" le tendenze in atto in un'Europa che non riesce più a crescere.

L'anno scorso, i mercati del lavoro hanno subito gli effetti del rallentamento della crisi economica ed è poco probabile che l'economia mondiale cresca ad un ritmo sufficiente nei prossimi anni per colmare l'attuale deficit di posti di lavoro e fornire un impiego agli 80 milioni di persone attese sul mercato del lavoro nello stesso periodo, spiega l'Ilo.

La disoccupazione globale ha iniziato a risalire dalla fine del 2011, invertendo la tendenza degli anni precedenti, e nel 2012, il numero di disoccupati nel mondo dovrebbe quindi salire a circa 202 milioni, un dato in aumento rispetto ai 196 milioni del 2011 e pari a un tasso di disoccupazione del 6,1% .

Per il 2013, gli esperti prevedono un tasso del 6,2 %. Inoltre, il numero di persone alla ricerca di un lavoro continuerà a crescere per raggiungere i 210 milioni nel 2016, malgrado un graduale ma limitato declino dei tassi di disoccupazione.

Secondo l'Ilo, le tendenze "sono particolarmente preoccupanti in Europa", dove i tassi di disoccupazione sono aumentati in quasi i due terzi dei Paesi dal 2010. Ma la ripresa del mercato del lavoro è "al punto morto" in altre economie avanzate come Usa o Giappone.

Nelle economie avanzate, il livello di occupazione non dovrebbe recuperare i livelli pre-crisi prima della fine 2016, più tardi del previsto. Per l'Ilo il peggioramento della situazione illustra la trappola costituita dall'austerità e della riduzione del deficit di bilancio "ad ogni costo" per molte economie avanzata e in "primo luogo per l'Europa.

"L'austerità si è tradotta in una debole crescita economica, un'accresciuta volatilità ed un deterioramento dei bilanci delle banche all'origine di una contrazione supplementare del credito, un calo degli investimenti e quindi nuove perdite di lavoro" si legge nel Rapporto.

Il "World of Work Report 2012- Better jobs for a better economy" (128 pagine) si sofferma anche sulle politiche di deregulation del lavoro ed afferma che "non riescono a rilanciare la crescita e l'occupazione nel breve periodo. Gli effetti sull'occupazione delle riforme del mercato del lavoro dipendono fortemente sul ciclo economico.

Di fronte a una recessione, una regolamentazione meno rigorosa può portare a più licenziamenti senza sostenere la creazione di posti di lavoro. Analogamente, l'indebolimento della contrattazione collettiva rischia di provocare una spirale al ribasso dei salari, e ritardare ulteriormente il recupero.

Tra gli aspetti preoccupanti, sottolinea infine l'Ilo, c'è il tasso di disoccupazione giovanile, aumentato in circa l'80% delle economie avanzate e i due terzi dei Paesi in via sviluppo.

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