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La Croazia è di fronte a un'impasse politica all'indomani del voto parlamentare che ha fatto registrare una sostanziale parità fra centrodestra e centrosinistra.

È stata una giornata di frenetiche telefonate e riunioni a porte chiuse, calcoli minuziosi dei voti espressi alle politiche, le prime dall'ingresso del Paese nell'Unione europea nel 2013, per vedere chi tra i due principali leader potrebbe avere i numeri per governare.

La coalizione guidata dall'Unione democratica croata (Hdz, conservatori) e dal suo leader Tomislav Karamarko ha ottenuto il 33,9 per cento dei voti, che si tramutano in 59 deputati, su un totale di 151 che compongono il parlamento di Zagabria, diventando il vincitore relativo, seppur per un pugno di voti.

I socialdemocratici del premier uscente, Zoran Milanovic, sono sotto di qualche migliaio di preferenze, e con il 33,7 per cento ottengono 56 mandati. A questi però vanno sommati altri tre della Dieta democratica istriana (Ids, regionalisti) che negli ultimi quattro anni ha fatto parte del governo e ieri ha chiaramente detto di voler di nuovo appoggiare un nuovo governo di centrosinistra. In questo modo si arriva a una totale parità (59-59) tra i due principali schieramenti.

Chi e a quali condizioni governerà, spetta deciderlo alla nuova formazione centrista denominata Most (Ponte), formata appena alcuni mesi che ieri con il 13,8 per cento dei voti è diventata la terza forza politica del Paese. I loro 19 deputati sono un'incognita per la stampa e i leader politici. Si tratta di sindaci, intellettuali indipendenti, fuoriusciti dai partiti maggiori o personalità finora sconosciute, dai profili politici diversi. Il presidente del partito, un giovanissimo psichiatra e sindaco di una cittadina nell'entroterra della Dalmazia, Bozo Petrov, si è detto pronto a prendersi la responsabilità della gestione del Paese, ma a condizione che il programma di Most, che mette in rilievo la decentralizzazione, riforme della pubblica amministrazione e meno tasse, diventi in pieno anche il programma del futuro governo.

La crisi dei migranti - quasi 350'000 transitati in Croazia in poco meno di due mesi - non ha pesato né sulle elezioni, né viene tirata fuori come uno dei temi nelle trattative post-elettorali. Un cambio della guardia al governo di Zagabria con il centrodestra al potere potrebbe però influire sulla politica delle frontiere aperte del governo di Milanovic, molto critico della barriera costruita dall'Ungheria. Rivolgendosi ieri sera al suo partito, Karamarko ha proclamato la vittoria della sua coalizione, offrendo a Most di lavorare insieme. Milanovic non ha ammesso la sconfitta ma neanche proclamato la vittoria del centrosinistra, aprendosi anche lui alla nuova forza politica. "Invito tutti coloro che vogliono le riforme a unirsi a noi e a discutere nei prossimi giorni", ha detto.

Quasi tutte le opzioni sembrano possibili: un governo Milanovic bis, allargato ai ministri del Ponte, un governo di centrodestra, anch'esso con un appoggio dei centristi. Non sono esclusi governi di minoranza, o nuove elezioni anticipate. L'unico esito che pare impossibile è una grande coalizione rosso-nera, tra l'Hdz e i socialdemocratici, considerati completamente incompatibili. La palla è ora nelle mani del presidente della Repubblica, Kolinda Grabar Kitarovic, eletta a gennaio della file dell'Hdz. Dopo le consultazioni, spetta a lei, in base alla Costituzione, conferire il mandato di formare il nuovo governo a chi riuscirà a provare di godere della fiducia della maggioranza dei parlamentari eletti ieri.

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SDA-ATS