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Nelle elezioni politiche in Croazia è un serrato testa a testa fra socialdemocratici al governo e conservatori all'opposizione, e si prospettano una lunga notte di suspense ma anche giorni e forse settimane di incertezza politica.

Stando agli ultimi exit poll diffusi dopo la chiusura dei seggi, ai socialdemocratici del premier uscente Zoran Milanovic andrebbero 56 seggi sul totale di 151 del parlamento unicamerale, al centrodestra guidato da Tomislav Karamarko appena uno in più, 57.

Quando nella tarda serata inizieranno ad arrivare i risultati ufficiali, le proiezioni degli exit poll potrebbero vedere modifiche e profilare un vincitore relativo, che comunque sicuramente non avrà una maggioranza assoluta per poter formare il futuro governo.

Per l'Unione democratica croata (Hdz, conservatori) si tratta di un risultato deludente, molto al di sotto delle aspettative, considerando che solo pochi mesi fa in tutti i sondaggi erano avanti di circa dieci punti percentuali rispetto ai socialdemocratici. Quando nel 2012 Karamarko prese le redini del partito, l'Hdz era uscito da una devastante sconfitta elettorale e una serie di scandali per corruzione per i quali l'ex premier Ivo Sanader è ancora sotto processo. Il nuovo leader è riuscito a ripulire l'immagine dell'Hdz, spostandolo verso destra e continuando a richiamarsi ai valori nazionalisti della guerra per l'indipendenza degli anni Novanta. Finché i risultati economici del governo erano negativi, questa tattica sembrava funzionare.

Ma da quando negli ultimi sei-sette mesi i dati macroeconomici hanno iniziato a mostrare segnali di ripresa, il premier Milanovic si è lanciato in una campagna aggressiva e populista, che oggi si è materializzata in questa sostanziale parità su cui nessuno avrebbe scommesso dopo sei lunghi e difficili anni di recessione. Per il centrosinistra il risultato è comunque di molto inferiore rispetto alle elezioni di quattro anno fa quando ebbero 80 deputati in parlamento.

A fronte del pareggio fra i due principali contendenti, come terza forza politica è spuntata, a sorpresa, una formazione fondata sei mesi fa in fretta e furia, da sindaci, intellettuali e personalità poco note, senza un programma politico chiaro che rifiuta di rispondere a domande sui valori etici o ideologici o di dire se sono più vicini alla destra o alla sinistra.

Il partito Most (Il Ponte) nelle proiezioni ottiene ben 18 deputati, cruciali per la futura maggioranza. Venerdì scorso però il loro leader, Boz Petrov, ha firmato dal notaio una dichiarazione nella quale si impegna a non coalizzarsi con nessuno dei due partiti principali. Se i risultati degli exit poll saranno confermati, si prospetta dunque un periodo di incertezza e instabilità politica, alla ricerca di una maggioranza in grado di governare.

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SDA-ATS