Navigation

Crollo nell'industria macchine, a rischio molti impieghi

L'industria delle macchine è di fronte a problemi molti seri. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 agosto 2020 - 11:00
(Keystone-ATS)

È crisi profonda nel settore delle macchine, dell'elettrotecnica e della metallurgia (MEM): sulla scia della pandemia di coronavirus nel secondo trimestre vendite e commesse sono scese di un quinto, con il contemporaneo crollo dell'export.

Secondo l'associazione di categoria Swissmem le prospettive a breve termine lasciano poco spazio all'ottimismo: nei prossimi mesi rischiano di andare persi numerosi posti di lavoro.

Il confinamento imposto in quasi tutto il mondo a seguito del Covid-19 sta avendo un impatto "enorme" sul ramo, afferma l'organizzazione in un comunicato odierno. Nel periodo aprile-giugno i nuovi ordinativi sono diminuiti (su base annua) del 19,5%, il fatturato è sceso del 19,7% e le esportazioni si sono contratte del 24,6%. Considerato l'intero primo semestre del 2020, le flessioni sono rispettivamente del 10,2%, del 12,9% e del 16,4%.

Si tratta peraltro - sottolinea Swissmem - di valori medi: le singole aziende sono interessate in modo molto diverso, a dipendenza del segmento di mercato. Presi nel loro insieme, i due comparti delle grandi aziende e delle piccole e medie imprese (PMI) hanno comunque subito la stessa contrazione.

Da un punto di vista regionale, nel primo semestre dell'anno le esportazioni verso l'UE sono diminuite del 18,5%, verso gli USA del 15,4% e verso l'Asia del 10,6%. Tutti i gruppi di prodotti sono stati colpiti dal declino, anche se in misura molto diversa: l'export nel settore delle macchine segna -17,0% (le sole macchine utensili addirittura del -34,2%), i metalli -16,4%, gli strumenti di precisione -13,7% e l'elettrotecnica -11,9%.

Lo sviluppo negativo si ripercuote anche sull'utilizzo della capacità produttiva degli impianti, che nel secondo trimestre è stato pari all'80,9%, valore nettamente inferiore alla media di lungo termine dell'86,4%. In luglio la quota è scesa a solo il 77%: questo significa che l'utilizzo della capacità produttiva si è contratto ai livelli della crisi finanziaria del 2009.

Nel secondo trimestre 319'600 persone erano attive nel ramo, 3200 in meno rispetto alla prima parte dell'anno. Secondo Swissmem il motivo di questo declino è comunque dovuto al fatto che la situazione nelle aziende del settore era già tesa prima del lockdown e che si era già iniziato a tagliare posti di lavoro. Il Covid-19 rafforza quindi una tendenza negativa già in atto. Fra i vari problemi vi sono anche i cambi: l'euro rimane debole e negli ultimi tre mesi ha perso terreno anche il dollaro nel confronto con il franco.

Le prospettive a breve termine non consentono un grande ottimismo e il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher si dice molto preoccupato. "La situazione per l'industria MEM svizzera è tetra e vige grande incertezza in molti mercati di vendita", afferma il manager, citato nel comunicato. "Per la maggior parte delle aziende non è prevista una graduale ripresa fino al prossimo anno. È probabile che la natura della ripresa varierà molto a seconda della posizione di partenza, dei mercati di vendita e dei segmenti. Le aziende sono quindi costrette ad adeguare la loro base dei costi alle nuove realtà. Di conseguenza, temiamo che nei prossimi dodici mesi vi sarà un significativo taglio di posti di lavoro".

Sulla scia della pandemia di Coronavirus, la resilienza delle catene di approvvigionamento assumerà un'importanza ancora maggiore. Secondo Swissmem l'industria del ramo elvetica dispone di un'importante carta vincente: ha dimostrato di saper applicare in modo coerente i concetti di protezione dalla malattia.

Negli ultimi anni il comparto ha superato diverse crisi, ma per poter continuare ad avere successo è tra l'altro necessario che il corso della politica commerciale sia impostato correttamente, sottolinea l'associazione del padronato. "Gli attuali frequenti richiami alla rilocalizzazione della produzione trasferita all'estero e alla preferenza dei prodotti indigeni rappresentano un approccio sbagliato, sia per l'industria svizzera orientata all'esportazione che per diversi altri rami". Il mercato interno svizzero è troppo piccolo per garantire un futuro e un reddito alle aziende MEM e ai loro dipendenti. "L'unico modo per salvaguardare il benessere e l'occupazione in Svizzera è il successo duraturo sui mercati mondiali", sostiene il presidente di Swissmem Hans Hess, pure lui citato nella nota stampa. "La Confederazione deve quindi rimanere aperta e collegata in rete globalmente".

L'organizzazione punta in particolare sugli accordi di libero scambio (ALS). Con l'Indonesia e il Mercosur sono pronte due intese completamente negoziate. Sono inoltre aperti i negoziati con l'India e con altri stati del Sud-Est asiatico: in questo caso è necessario uno sforzo particolare per garantire che, il più presto possibile, si arrivi a una conclusione. Inoltre, si dovrebbe fare tutto il possibile per iniziare le trattative con gli Stati Uniti. Purtroppo, aggiunge Swissmem, è stato lanciato il referendum contro l'accordo con l'Indonesia e ne è stato annunciato un altro contro l'ALS con il Mercosur. L'organizzazione promette che si impegnerà "con veemenza" a favore di questi accordi durante la campagna di votazione.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.