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CSt: affitti commerciali, sì a uno sconto del 60% per gestori

L'UDC Marco Chiesa (TI), contrario a una soluzione calata dall'alto per risolvere la questione degli affitti commerciali. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2020 - 21:26
(Keystone-ATS)

C'è finalmente un soluzione nazionale (sofferta) per quei ristoratori e gestori di altre attività che hanno dovuto sospendere il lavoro a causa del coronavirus.

Grazie a una mozione approvata oggi dagli Stati (con un solo voto di scarto, 20 a 19 e 4 astensioni), dovranno pagare il 40% della pigione per tutto il periodo in cui è stata ordinata la chiusura da parte delle autorità a causa del coronavirus. In soldoni, i proprietari dovrebbero rinunciare a 212 milioni di franchi.

Tale soluzione vale fino a un tetto massimo di 20 mila franchi di pigione mensile. In ogni caso, le spese accessorie vanno pagate integralmente. L'atto parlamentare è identico a quello accolto la settimana scorsa dal Consiglio Nazionale.

Stando alla mozione, per chi ha dovuto solo ridurre l'attività questa soluzione si applicherebbe per due mesi al massimo. Eventuali intese già concluse tra le parti rimarranno valide. Per le pigioni comprese tra 15 e 20 mila franchi, le parti - affittuario e proprietario - possono decidere di non applicare il presente disciplinamento (clausola opt-out). Il Consiglio federale è inoltre incaricato di costituire un fondo per casi di rigore destinato ai locatori dotato di un importo di 20 milioni.

Le soluzioni applicate a livello cantonale (Cantoni romandi in testa, ma il movimento di sta allargando alla Svizzera tedesca e al Ticino, n.d.r) avranno la precedenza sulla mozione.

Tocca ora al Consiglio federale- contrario a una soluzione calata dall'alto come ribadito in aula dal consigliere federale Guy Parmelin - mettersi all'opera. I "senatori" hanno sottolineato l'urgenza del dossier e auspicato un progetto governativo da esaminare già in settembre, allo scopo di evitare l'insicurezza attuale e un'ondata di fallimenti.

Il ministro dell'economia Parmelin ha sostenuto che non sarà facile rispettare tempi così stretti: un progetto potrebbe essere inviato al Parlamento entro la metà di settembre, per poi essere affrontato nel plenum in dicembre (anche se venisse adottato, non potrebbe entrare verosimilmente in vigore subito, tenuto conto dei termini per lanciare un referendum, n.d.r)

Interesse pubblico

A nome della commissione, Christian Levrat (PS/FR) si è felicitato del fatto che la mozione offra finalmente una soluzione senz'altro non perfetta, ma poco burocratica e semplice, che risponde a un problema urgente e mette a parola fine a una "saga" infinita.

Perché, a detta del presidente del Partito socialista, vi è un evidente interesse pubblico nell'evitare una valanga di ricorsi e contro ricorsi in tribunale, da cui tutti uscirebbero perdenti, compresi i proprietari che non hanno certo interesse a veder fallire i propri locatari. Per non parlare poi dei costi procedurali...

La mozione, così come è stata elaborata, copre il 92% dei locatari e il 44% degli affitti. Si tratta insomma di gestori di piccoli negozi e altre attività, la maggioranza delle persone danneggiate dal semi confinamento ordinato dal Consiglio federale.

Per Adèle Thorens (Verdi/VD) è meglio una soluzione per quanto imperfetta, frutto di un compromesso, all'insicurezza vigente. A detta della "senatrice" ecologista, questa soluzione rispetta in ogni caso il diritto di proprietà sancito dalla Costituzione federale, diversamente da quanto vogliono far credere gli avversari.

Non c'è decenza

Non meno ficcanti gli argomenti messi in campo dagli agguerriti avversari della mozione, il cui rigetto era chiesto da Hannes Germann (UDC/SH), che hanno messo in evidenza due peccati originali di questa soluzione, di primo acchito seducente: la retroattività e, horribile dictu, l'intrusione dello Stato, in questo caso del Consiglio federale, in rapporti contrattuali di diritto privato.

Due aspetti evocati sia da Martin Schmid (PLR/GR) che da Marco Chiesa (UDC/TI), il quale ha parlato di intrusione "manu militari" nelle faccende private da parte dello Stato, con una soluzione che fa strame sia delle differenze cantonali sia dei diversi tipi di contratti d'affitto. No quindi a una soluzione coercitiva e temeraria che non rende giustizia a tutti quei proprietari di immobili o locali che hanno trovato una soluzione concordata con i rispettivi locatari.

Per Damien Müller (PLR/LU), la soluzione proposta dalla mozione manca semplicemente di "decenza"; è un giochetto politico intriso di populismo e ideologia. Il Consiglio degli stati, noto per la sua lungimiranza e ponderatezza, dovrebbe secondo Müller fare meglio che non adeguarsi a una soluzione abborracciata che non tiene conto di una crisi dinamica che, alla fine, potrebbe risultare meno grave del previsto. Altro neo: la mozione mette sullo stesso piano il modesto commerciante e il negozio di lusso. E poi: "Perché penalizzare i proprietari di immobili? Sono forse colpevoli per la chiusura delle attività ordinata dal governo?".

Se i locatari sono avvantaggiati, non si vede perché il proprietario del proprio negozio non debba ottenere uno sconto del 60% sull'ipoteca dalla propria banca dal momento che non ha potuto lavorare, ha sostenuto Brigitte Häberli-Koller (PPD/TG), legata agli ambienti dei proprietari di immobili.

Meglio il 40% che nulla del tutto

Prendendo la parola, Carlo Sommaruga (PS/GE) - forte della sua esperienza quale presidente dell'associazione svizzera dei locatari - ha sostenuto che la questione della retroattività è in realtà un falso problema, dal momento che un giudice decide sempre su una vertenza avvenuta nel passato.

La mozione ha come scopo, a detta del consigliere agli Stati ginevrino, di evitare di intasare i tribunali con centinaia se non migliaia di cause, di fatto bloccandoli. Secondo Sommaruga, inoltre, la soluzione escogitata tiene conto degli interessi di tutte le parti in causa.

Sulla base di una sentenza del Tribunale federale e del Codice delle obbligazioni, un giudice potrebbe anche stabilire che per il periodo del semi confinamento il locatario non debba nemmeno un centesimo al locatore, secondo Sommaruga.

Non c'è urgenza

Nel suo intervento, Guy Parmelin non ha nascosto l'esistenza del problema, ma a suo parere la situazione non appare ancora così grave da richiedere un intervento delle autorità. Per il vice presidente del Consiglio federale, la mozione non tiene conto dell'eterogeneità del Paese e dei diversi contratti d'affitto.

Inoltre, qualora la mozione venisse concretizzata, essa rischia di giungere troppo tardi, perché i Cantoni hanno già adottato soluzioni locali, molte più in sintonia con l esigenze locali. Anche la gestione di un fondo per casi di rigore da 20 milioni rischia di creare solo burocrazia e ulteriori costi per la Confederazione, nonché abusi.

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