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Questa volta è proprio finita: depositata nel 2002, la proposta di un'amnistia fiscale generale per le imposte federali e cantonali chiesta dal Canton Ticino è stata definitivamente archiviata, dopo che l'esame di questo testo è stato più volte prolungato. La commissione preparatoria aveva raccomandato lo stralcio dell'oggetto dall'agenda per 11 voti e un'astensione. Nel suo intervento, il "senatore" Fabio Abate (PLR/TI) ha illustrato un'ultima volta i vantaggi della proposta ticinese.

La Camera dei cantoni ha giudicato sufficiente - e per converso inutile l'iniziativa ticinese - la mini-amnistia presentata dal Consiglio federale nel 2006 relativa alla semplificazione del ricupero d'imposta in caso di successione e all'introduzione dell'autodenuncia esente da pena. Secondo questa norma, una persona che si autodenuncia per la prima volta deve pagare il ricupero d'imposta ordinario e gli interessi di mora, ma non è più soggetta a multa.

Il Nazionale, che aveva accettato l'idea del Canton Ticino nel 2004, aveva definitivamente bocciato questo testo nel settembre scorso, assieme ad un'iniziativa parlamentare simile dell'ex consigliera nazionale Barbara Polla (PLS/GE).

Stando a questi due testi, gli evasori non avrebbero dovuto pagare penalità e multe, ma solo una "tassa liberatoria". Per l'iniziativa Polla questo balzello non avrebbe dovuto superare il 5%, il Ticino proponeva invece di calcolarla in base all'ammontare del patrimonio non dichiarato al 31 dicembre dell'anno precedente.

Nel respingere i due testi, la maggioranza del Nazionale aveva giustificato tale decisione col desiderio di preservare l'uguaglianza di trattamento dei contribuenti, principio strapazzato dalle due iniziative dal momento che l'amnistia fiscale generale richiesta non prevedeva l'obbligo di pagare il richiamo d'imposta.

Fabio Abate ha sostenuto la bontà della proposta ticinese, argomentando che dal 1969 - data dell'ultima amnistia generale - il diritto penale in fatto di imposte è stato notevolmente inasprito, senza parlare di quanto accaduto negli ultimi anni a livello di segreto bancario.

Insomma, l'amnistia si giustificherebbe poiché ci troviamo in una situazione completamente nuova. Grazie ad un'amnistia generale si potrebbero far riemergere quei patrimoni in nero detenuti da cittadini svizzeri che rischiano di lasciare il Paese oppure si potrebbero recuperare beni finora custoditi all'estero. Per Abate inoltre, l'autodenuncia non rappresenterebbe una vera e propria amnistia.

Di diverso avviso la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, secondo cui l'autodenuncia esente da pena ha un effetto simile ad un'amnistia. Dall'introduzione di questa possibilità nel 2008, ben 10'500 persone ne hanno fatto uso, ha detto.

Si tratta, a detta della consigliera federale grigionese, di una via pragmatica che ha permesso a molte persone di regolarizzare i propri averi. Un'altra soluzione potrebbe essere pensabile in caso di ulteriori adeguamenti del sistema fiscale, vedi riforma della tassazione delle imprese III o in altri settori. Tuttavia, al momento la via intrapresa è quella giusta.

Anche Konrad Graber (PPD/LU), a nome della commissione, ha indicato che al momento non vi è necessità di agire, ma che la questione ritornerà prima o poi d'attualità.

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SDA-ATS