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CSt: app coronavirus, create basi legali

L'app SwissCovid KEYSTONE/LAURENT GILLIERON sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2020 - 09:18
(Keystone-ATS)

L'app per smartphone per il tracciamento di prossimità, concepita come strumento per contenere la diffusione del coronavirus, sarà disponibile al più tardi dal 1° luglio. Lo ha deciso il Consiglio degli Stati approvando la creazione delle necessarie basi legali.

L'applicazione SwissCovid, attualmente in fase di test, permetterà di avvertire gli utenti che sono stati in contatto con persone risultate poi positive al Covid-19. L'impiego dell'app, che non utilizza né dati personali né informazioni sulla posizione, è facoltativo. I dati registrati saranno cancellati dopo 21 giorni.

Diversamente da quanto proposto dal governo, la nuova app dovrà essere disattivata non solo quando non sarà più necessaria, ma anche se dovesse rivelarsi insufficientemente efficace. Lo scopo dell'applicazione è contribuire a ricostruire la catena di contatti di una persona testata positivamente al Covid-19, ha spiegato il consigliere federale Alain Berset.

L'installazione dell'applicazione sarà facoltativa, e non si potrà discriminare chi non la vuole usare, ha spiegato Paul Rechsteiner (PS/SG) a nome della commissione. Chiunque intenzionalmente rifiuta a una persona, per la sua non partecipazione al sistema, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico (come ad esempio l'accesso a un ristorante) sarà infatti punito con una multa.

Chi riceve una segnalazione di esposizione al virus dall'app è invitato a informare il proprio medico. Qualora questi dovesse ordinare la quarantena si avrà diritto alle indennità di perdita di guadagno (IPG), analogamente a chi è stato testato positivamente.

Da notare che chi riceve una segnalazione dalla propria applicazione SwissCovid potrà farsi testare gratuitamente presentando il messaggio ricevuto sul telefonino. Questa precisazione, proposta da Damian Müller (PLR/LU), è stata approvata con 36 voti a 7 e 2 astenuti.

In questo modo si potranno meglio identificare i falsi positivi, come i contatti ravvicinati attraverso pareti in plexiglas o con persone che portavano mascherine, ha sostenuto Rechsteiner, pur ammettendo che la commissione non ha discusso questo punto.

L'oggetto va ora al Nazionale.

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