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Il Consiglio federale intende presentare in autunno un rapporto, nel quale intende illustrare come migliorare l'uguaglianza delle opportunità in fatto di appalti pubblici tra le varie ragioni linguistiche del Paese. Lo ha dichiarato stamane la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, durante la discussione su una mozione del consigliere nazionale Antonio Hodgers (Verdi/GE).

Stando al testo della mozione, la maggior parte delle commesse pubbliche vengono attribuite a imprese svizzero-tedesche, mentre a quelle romande o ticinese rimarrebbero le briciole (3% del totale).

All'origine di tale situazione vi sarebbero ostacoli di tipo linguistico. Insomma, ditte francofone o italofone non avrebbero le stesse possibilità di ottenere un mandato pubblico poiché discriminate per via del loro idioma.

Durante la breve discussione in aula, si è fatto notare che l'uguaglianza delle opportunità non va considerata solo tra le lingue, ma anche nel rapporto centri-periferie.

Il Consiglio federale, che non si è opposto alla mozione, ha promesso di voler studiare i motivi delle forti differenze regionali nell'aggiudicazione degli appalti. Un rapporto dovrebbe essere pronto per ottobre e misure correttive forse per dicembre, ha indicato Widmer-Schlumpf.

A suo parere, il problema risiede anche nel numero limitato di aziende ticinesi e romande che inviano offerte. Nel 2011, la percentuale di appalti attribuiti ai cantoni latini era inferiore al loro reale peso economico. Tuttavia, la probabilità di successo era superiore a quella delle società svizzero tedesche.

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SDA-ATS