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Le rendite vitalizie per le persone vittime di infortuni dovrebbero essere ridotte al momento del raggiungimento dell'età pensionabile. Lo scopo è evitare che l'infortunato si trovi in una situazione finanziariamente più vantaggiosa rispetto a una persona sana.

Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha adottato oggi all'unanimità la revisione della Legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF).

Il progetto si basa su un compromesso trovato tra le parti sociali, gli assicuratori e la SUVA dopo i tentativi infruttuosi di modifica della legge risalenti al 2008.

Un altro cambiamento riguarda l'inizio dell'assicurazione. Secondo la nuova LAINF, saranno assicurate anche le persone munite di contratto, ma che non hanno ancora iniziato a lavorare.

Gli Stati hanno tuttavia respinto tacitamente una modifica introdotta dal Nazionale in merito agli incidenti professionali. Secondo i "senatori", non occorre infatti che il datore di lavoro e l'assicuratore possano, in cambio di una riduzione dei premi, prolungare il termine di carenza fino a 30 giorni.

L'esistenza di scadenze diverse aumenterebbe gli oneri amministrativi e complicherebbe l'assistenza immediata alle vittime di infortuni, hanno giustificato i "senatori".

A loro avviso, l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (SUVA) dovrebbe per contro essere libero di scegliere il modo in cui intende ridurre le riserve eccedentarie. La Camera dei cantoni ha così stralciato la disposizione che obbliga la SUVA a sottoporre le modalità di riduzione all'Ufficio federale della sanità pubblica.

Gli Stati hanno pure aggiunto una disposizione transitoria volta a garantire che i fondi accumulati dagli assicuratori privati e destinati al finanziamento delle indennità di rincaro siano interamente utilizzati a questo scopo.

INSAI o SUVA...

Il dibattito sulla revisione della legge si è trasformato per un momento in una discussione sulle lingue. I "senatori" romandi e ticinesi si sono infatti opposti alla proposta di sostituire l'acronimo CNA (Caisse nationale suisse d'assurance en cas d'accidents, ndr.) in francese e INSAI (Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni, ndr.) in italiano con l'equivalente tedesco SUVA (Schweizerische Unfallversicherungsanstalt, ndr.).

Didier Berberat (PS/NE) ha sottolineato che la legge attuale contiene ancora la denominazione CNA, anche se l'acronimo SUVA sembra essere diventato d'uso comune nel linguaggio corrente. Secondo Anne Seydoux-Christe (PPD/JU), se non si interviene si corre il rischio che in futuro "le FFS vengano chiamate SBB". Dal canto suo, Filippo Lombardi (PPD/TI) ha proposto un compromesso per la lingua italiana: la prima volta l'istituto viene citato con il suo nome tradizionale INSAI, poi nel resto della legge si mantiene la parola SUVA, intesa come logo.

Alla fine i "senatori" hanno accettato tacitamente la proposta di Berberat di mantenere i termini originali in francese e in italiano.

Il dossier ritorna al Nazionale per appianare le divergenze.

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SDA-ATS