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La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) dovrebbe intervenire soltanto in via sussidiaria e tener conto degli ordinamenti giuridici nazionali nella sua giurisprudenza. Il Consiglio degli Stati ha tacitamente accettato oggi una mozione in tal senso del Nazionale.

Il testo vuole che il Consiglio federale intensifichi gli sforzi presso le istanze competenti, in particolare il Consiglio d'Europa, affinché il principio di sussidiarietà sia rispettato e realmente applicato, ha spiegato Brigitte Häberli-Koller (PPD/TG) a nome della commissione preparatoria.

In questi ultimi tempi, le sentenze della CEDU hanno suscitato numerose critiche. Sono viepiù vincolanti, "talvolta anche in modo completamente sproporzionato", ha aggiunto la "senatrice" turgoviese.

La Häberli-Koller ha ricordato come la Corte di Strasburgo, che costituisce un'importante conquista del periodo postbellico in Europa, dovrebbe garantire soltanto uno standard minimo di tutela dei diritti fondamentali. Oppure dovrebbe costituire l'ultima istanza giuridica quando tutte le vie previste dal diritto nazionale sono state esaurite.

Il governo si è dichiarato disposto a seguire questa richiesta. Ha tuttavia ricordato che suoi precedenti sforzi sono già stati soddisfatti con l'adozione di un quindicesimo protocollo della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Quest'ultimo evoca esplicitamente il principio della sussidiarietà, che lascia un margine d'apprezzamento ai tribunali nazionali.

Il Consiglio nazionale ha approvato il protocollo in settembre, con 136 voti contro 46. La Camera dei cantoni deve invece ancora pronunciarsi su questo punto. È noto che l'UDC auspicherebbe andare oltre, facendo prevalere il diritto svizzero sulle decisioni dei cosiddetti "tribunali stranieri". Ha pertanto lanciato un'iniziativa popolare in tal senso.

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SDA-ATS