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L'armata del futuro sarà più piccola, ma meglio equipaggiata e pronta ad essere mobilitata rapidamente in caso di eventi eccezionali. Facendo proprio questo cambiamento di paradigma, il Consiglio degli Stati ha approvato oggi per 32 voti a 3 la riforma dell'esercito.

L'esame vero e proprio della legge si è svolto con una certa celerità, dopo che il plenum aveva già approvato - a larga maggioranza - l'entrata nel merito già la prima settimana della sessione. Tre i punti centrali della riforma: l'effettivo, la durata e il numero di corsi di ripetizione, nonché il numero di brigate meccanizzate.

I "senatori" hanno approvato la cura dimagrante per l'esercito portando gli effetti da 200 mila uomini, incluse le riserve, a 100 mila. L'unico a criticare il ridimensionamento è stato il democentrista Peter Föhn (SZ), che alla fine ha tuttavia ritirato la sua proposta di minoranza. Föhn chiedeva di innalzare il contingente di 40 mila unità rispetto al progetto del Consiglio federale e alle raccomandazioni della commissione preparatoria.

Per il "senatore" democentrista, l'esercito avrebbe bisogno di un maggior numero di soldati per far fronte al sensibile peggioramento della sicurezza rispetto al 2010, data di pubblicazione del rapporto sulla politica di sicurezza.

Oltre alla situazione in Ucraina, Föhn ha evocato il crescente pericolo rappresentato dall'Islam radicale, ormai alle porte. Le minacce dei terroristi di conquistare Roma vanno prese sul serio, ha sottolineato. Dopo gli attacchi di Parigi alla redazione di Charlie Hebdo, la Francia ha mobilitato quasi 90 mila persone per dare la caccia ai terroristi, ha sottolineato l'esponente UDC.

A nome della commissione, Alex Kuprecht (UDC/SZ) ha difeso la scelta della maggioranza, scelta condizionata soprattutto dai paletti finanziari posti al Dipartimento della difesa, che potrà spendere 5 miliardi di franchi l'anno. Il democentrista ha sottolineato che i soldati saranno in ogni caso meglio equipaggiati rispetto alla situazione attuale e meglio formati. In futuro, ha aggiunto, qualora fosse necessario il Consiglio federale potrà sempre chiedere un innalzamento dell'effettivo reale a 140 mila unità.

Il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), Ueli Maurer, ha sostenuto che un effettivo regolamentare di 100 mila uomini rappresenta il classico compromesso tra chi voleva rimpicciolire ulteriormente l'esercito (la sinistra, n.d.r) e chi propendeva invece per un taglio meno incisivo.

Grazie alla riforma, aumenterà anche la prontezza, in particolare in caso di pericolo non previsto, come un attacco terroristico: in dieci giorni potranno essere mobilitati 35 mila soldati. Stando al consigliere federale, la velocità di mobilitazione è superiore a quanto si può ottenere ora, pur disponendo di un numero maggiore di militi.

Il ministro della difesa ha anche evocato i limiti finanziari entro i quali è costretto a barcamenarsi il DDPS. È inutile avere 140 mila soldati, se non vi sono i mezzi per equipaggiarli e per istruirli.

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SDA-ATS