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L'effettivo del corpo di guardie di confine (Cgfc) va rimpolpato. Lo chiede una mozione del consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI) approvata oggi dagli Stati per 36 voti a 4 (3 astenuti), dopo che il Nazionale aveva deciso altrettanto l'aprile scorso.

Tale richiesta ha messo d'accordo oratori sia di destra che di sinistra. Per Géraldine Savary (PS/VD), bisogna inviare un segnale forte ai cantoni, specie di frontiera, sotto pressione da anni per l'aumento della criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. Per Thomas Minder (indipendente/SH), è necessario agire con urgenza: la Svizzera è diventata l'Eldorado per i ladri di tutta Europa.

Romano auspica l'aumento degli effettivi del Corpo delle guardie di confine a un numero almeno uguale (2012 posti) a quello in servizio prima dell'entrata in vigore di Schengen/Dublino nel 2008 onde far fronte ai problemi sempre più acuti nel Ticino causati dall'arrivo di clandestini e richiedenti l'asilo e lottare più efficacemente contro il contrabbando.

Per 7 voti a 6, la commissione preparatoria chiedeva invece di bocciare la mozione a favore di un postulato affinché il Consiglio federale, dopo aver analizzato la situazione, potesse eventualmente quantificare il numero di persone supplementari necessarie.

Diversi consiglieri/e agli Stati, specie originari di cantoni di frontiera come Ginevra, Basilea Città, Sciaffusa o lo stesso Ticino, hanno sostenuto la mozione Romano, spiegando che l'aumento degli effettivi deciso dal Governo (35 unità) non basta.

Complice anche la crisi economica che colpisce molti paesi confinanti e la mancanza di prospettive, negli ultimi anni si è assistito ad una "esplosione" di delitti, sia nelle zone di frontiera che nei cantoni interni, con bande di criminali che penetrano in Svizzera razziando tutto quanto possono.

Anita Fetz (BS/PS) ha parlato di un turismo del crimine dalle dimensioni impressionanti. Anche se la cooperazione tra cantoni e tra polizia e guardie di confine funziona bene, il Cgfc è sottoposto a forti pressioni.

Alcuni oratori, come anche la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, hanno fatto notare che il Consiglio federale non è rimasto a guardare negli ultimi tempi ed è corso ai ripari decidendo di ingaggiare nuove persone. Sarebbe quindi prematuro ritornare in materia senza aver prima verificato l'efficacia delle misure adottate.

Al voto, una schiacciante maggioranza ha approvato la mozione. La sinistra, ma non solo, ha fatto notare che questa mozione potrà avere effetto se solo il parlamento metterà a disposizione i mezzi finanziari necessari. È ancora fresco il taglio di 85 unità deciso nel 2004 nell'ambito del primo programma di risparmi. Finora quel taglio non è ancora stato compensato.

Una volta trasmessa la mozione Romano, la camera ha respinto un atto parlamentare simile di Hans Fehr (UDC/ZH) con cui si chiedeva di aumentare il numero della Cgfc di 100-200 unità, una cifra ritenuta esagerata e finanziariamente insopportabile.

"No" anche alla mozione di Luc Barthassat (PPD/GE) per l'istituzione di una vera polizia delle frontiere e a un'iniziativa parlamentare di Yves Nidegger (UDC/GE) volta al rafforzamento del compito di polizia di sicurezza delle guardie di confine.

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SDA-ATS