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In questo drammatico frangente, il Paese più ricco del mondo non può chiudere le frontiere in faccia ai profughi, rischiando una figuraccia a livello internazionale.

È quanto pensa il Consiglio degli Stati della mozione inoltrata dal senatore Peter Föhn (UDC/SZ), con cui quest'ultimo chiedeva una moratoria di un anno del diritto d'asilo. Vista l'ostilità in aula e lo scarso - per non dire nullo - sostegno al suo atto parlamentare, il deputato svittese ha preferito ritirare il proprio atto parlamentare.

Per la maggioranza dei "senatori", una simile misura sarebbe contraria alla tradizione umanitaria elvetica e inefficace. Ieri sera, nell'ambito della sessione straordinaria chiesta dai democentristi, il Nazionale aveva già bocciato una mozione simile presentata da questa formazione.

Per Föhn, di fronte ai cambiamenti drammatici in corso, solo i veri profughi, ossia i perseguitati per motivi politici, devono essere accolti in Svizzera, mentre chi lascia il proprio Paese per ragioni economiche va respinto.

Il "senatore" ha biasimato l'alto numero di persone ammesse provvisoriamente e, in particolare, di Eritrei, molti dei quali giungono in Svizzera passando da Chiasso vestiti di tutto punto, con tanto di cellulare, un gruzzoletto in tasca e un biglietto del treno. "Nessuno sa dire chi li ha vestiti a nuovo, ma dall'Italia non giungono risposte", ha commentato sconsolato. Secondo Föhn, la collaborazione con la Penisola non funziona così bene come le autorità sostengono.

A suo dire, un maggior controllo delle frontiere avrebbe impedito, o quantomeno reso più difficile, il passaggio di camion carichi all'inverosimile di clandestini e i conseguenti drammi con uomini, donne e bambini morti soffocati.

Per la maggioranza dei "senatori", sospendere per un anno il diritto d'asilo e chiudere le frontiere anche con l'impiego di soldati, è "inumano", contrario alla tradizione umanitaria elvetica e inefficace, come dimostra quanto sta accadendo in Ungheria.

"Chi fugge dalla miseria e dalla guerra non si lascerà intimorire dai manganelli e dal filo spinato", ha dichiarato Anita Fetz (PS/BS), la quale ha chiesto al collega svittese di dar prova di "dignità" ritirando la mozione.

Per Robert Cramer (Verdi/GE), "la barca non è affatto piena" come qualcuno vorrebbe farci credere. Il "senatore" ecologista ha ricordato i tempi della guerra nel Kosovo a metà anni '90, quando la Svizzera accolse un numero importante di profughi.

"Nonostante ciò - ha aggiunto Cramer - fu possibile trovare alloggi per tutti". Se oggi questi posti non ci sono più la colpa è della politica, e in particolare dell'ex consigliere federale UDC Christoph Blocher, che ha deciso di smantellare molte di queste strutture d'accoglienza.

Per Urs Schawaller (PPD/FR), i nostri valori cristiani e umanitari ci impongono di respingere una mozione che lede lo Stato di diritto e i nostri obblighi internazionali. A suo avviso, la Svizzera sarà chiamata a fare la sua parte per risolvere il problema dei migranti, magari accogliendo 5000 profughi, e non solo 3 mila come già annunciato.

Anche Paul Rechsteiner (PS/SG) ha insistito sulla necessità che la Svizzera preservi il proprio ordinamento giuridico, di cui il diritto d'asilo è parte integrante. "Sarebbe una vergogna per la Svizzera se venisse adottata una moratoria", ha puntualizzato.

Karin Keller-Sutter (PLR/SG) ha sostenuto che le misure preconizzate dall'UDC non porterebbero a una diminuzione del flusso di migranti, ma semplicemente all'accumulo di richieste d'asilo inevase. "Se i veri profughi devono essere accolti come è stato detto, com'è possibile sapere se queste persone hanno il diritto di rimanere se la loro richiesta non viene esaminata?", si è chiesta la Sangallese.

Stando alla consigliera federale Simonetta Sommaruga, il rispetto dei diritti umani e della dignità dell'Uomo sono principi condivisi da molte persone nel nostro Paese. La Svizzera e l'Europa verranno giudicate da come decideranno di affrontare il problema dei migranti, ha aggiunto la presidente della Confederazione.

In vista dell'imminente incontro con i miei colleghi dell'area tedescofona, ha spiegato, "non vorrei dover dire loro che la Svizzera ha deciso di adottare una moratoria sull'asilo, ma piuttosto spiegare quanto stiamo facendo per riorganizzare questo settore".

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SDA-ATS