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CSt: parità salariale, considerare numero di impiegati non di posti

In futuro, le imprese con almeno 100 lavoratori dovrebbero far svolgere un'analisi sull'uguaglianza dei salari tra i sessi.

KEYSTONE/ANTHONY ANEX

(sda-ats)

In futuro, le imprese con almeno 100 lavoratori dovrebbero far svolgere un'analisi sull'uguaglianza dei salari tra i sessi ogni quattro anni, facendola verificare da un organismo indipendente.

Lo ha ribadito oggi il Consiglio degli Stati bocciando l'idea del Nazionale di considerare l'equivalente di posti a tempo pieno e non il numero effettivo di persone impiegate.

Nel giustificare la decisione di mantenere questa divergenza, la relatrice commissionale Anne Seydoux-Christe (PPD/JU) ha spiegato che i tempi parziali sono occupati soprattutto da donne e che seguendo la proposta del Nazionale il provvedimento interesserebbe meno proprio le imprese che utilizzano maggiormente i tempi parziali.

Gli Stati hanno invece fatto una concessione nei confronti del Nazionale accettando di escludere gli apprendisti nell'accertamento delle dimensioni delle imprese. Essi sottostanno infatti a un altro regime salariale.

Tenendo conto delle decisioni odierne, saranno dunque lo 0,9% delle imprese, che rappresentano il 46% del totale dei lavoratori, a dover redigere un rapporto sulla parità salariale, ha spiegato Anne Seydoux-Christe.

Il progetto, che non prevede sanzioni per chi non rispetta la parità salariale, vuole promuovere un cambiamento di mentalità. L'autoregolazione del settore non ha infatti ancora dato i risultati sperati.

Il dossier torna al Nazionale.

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