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Nessuna concessione ai cantoni "ricchi" sulla fattura per la perequazione finanziaria 2016-2019. Con 27 voti contro 16 e 1 astenuto, il Consiglio degli Stati ha respinto oggi una proposta del governo, che chiede di ridurre di 134 milioni di franchi (su un totale di 1,47 miliardi) il contributo dei cantoni "donatori" e di 196 milioni (su 2,15 miliardi) quello della Confederazione. La Camera dei cantoni non ha voluto neppure accogliere una soluzione di compromesso.

A nulla sono valsi i tentativi di Eveline Widmer-Schlumpf di convincere la maggioranza dei "senatori" che la ridistribuzione ha già oltrepassato gli obiettivi prefissati. Nessun cantone infatti si trova più al di sotto dell'85% della media svizzera delle risorse per abitante. Tra il 2012 e il 2014, sono stati versati 279 milioni di troppo, stando alla ministra delle finanze. Il dossier ritorna quindi al Nazionale, che la settimana scorsa si era allineato invece all'esecutivo.

Braccio di ferro

Durante il lungo e acceso dibattito, una minoranza - guidata dal "senatore" Peter Bieri (PPD/ZG) - ha criticato la posizione dei cantoni beneficiari. Questi ultimi, a suo avviso, nonostante si sia raggiunto l'obiettivo della perequazione, continuano a far finta di nulla. Anzi riducono le imposte sulle spalle dei cantoni cosiddetti "forti".

Ma i rappresentanti dei cantoni "deboli", che sono in maggioranza agli Stati, hanno ribadito le loro posizioni. La soglia dell'85% è soltanto indicativa e non un valore massimo, ha sottolineato Hans Altherr (PLR/AR), a nome della commissione. Lo scopo essenziale della perequazione è di ridurre le disparità, gli ha fatto eco Werner Hösli (UDC/GL). Il canton Zugo - il meglio "dotato" dal punto di vista finanziario - ha oggi il 450% di risorse in più rispetto a Uri (il più "povero").

Ridurre gli importi della perequazione equivale a far passare di nuovo i cantoni più "deboli" sotto la soglia dell'85%, ha rilevato dal canto suo Jean-René Fournier (PPD/VS). Non occorre quindi modificare un sistema che funziona, visto che la riforma III dell'imposizione delle imprese modificherà ancora il quadro generale, ha aggiunto Christian Levrat (PS/FR).

Respinto compromesso

Un'altra minoranza ha proposto invano un compromesso, secondo cui la fattura della Confederazione sarebbe stata ridotta di 88,7 milioni di franchi all'anno (a 2,26 miliardi) e quella dei cantoni "ricchi" di 59,3 milioni (a 1,54 miliardi).

Si tratta di gettare un ponte tra cantoni donatori e cantoni beneficiari, ha sottolineato Georges Theiler (PLR/LU), il quale è peraltro originario di una regione che "approfitta" della perequazione. Il suo tentativo è però stato respinto con 28 voti contro 15 e 1 astenuto.

Zuppa di Kappel

Durante la discussione, diversi "senatori" hanno paragonato il dibattito sulla ridistribuzione delle risorse alla "Zuppa di latte di Kappel" del 1529: in quella occasione pane e latte riuscirono nell'impresa di far fraternizzare - nei pressi del villaggio di Kappel (ZH) - i cantoni protestanti e cattolici all'epoca delle dure guerre di religione.

Rendendosi conto che le truppe alpine cattoliche avevano grosse quantità di latte, mentre le truppe protestanti delle fertili pianure di Zurigo erano in possesso di quintali di pane, i due fronti si misero d'accordo per un banchetto in comune mescolando i due ingredienti in grossi pentoloni e la battaglia venne scongiurata.

Questa volta però i due schieramenti - rappresentanti di cantoni "ricchi" e "poveri" - non sono riusciti a trovare un accordo. Il dossier sarà quindi di nuovo all'ordine del giorno della prossima sessione estiva, durante la quale il Nazionale dovrà pronunciarsi una volta ancora sull'argomento, ha ricordato Altherr. Qualora dovesse ribadire la propria posizione, si andrà in Conferenza di conciliazione.

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SDA-ATS