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L'armonizzazione a livello nazionale degli orari di apertura dei negozi non s'ha da fare.

Oggi, con 19 voti a 18 e un astenuto e grazie al voto preponderante del presidente Claude Hêche (PS/JU) , il Consiglio degli Stati ha infatti respinto l'entrata nel merito sulla nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg).

Secondo la LANeg, che concretizza una mozione del "senatore" Filippo Lombardi (PPD/TI), tutti i negozi della Svizzera devono poter rimanere aperti in settimana almeno dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 19.00 (fino alle 18.00 secondo la versione proposta dalla commissione).

Lo scopo della nuova legge, ha sottolineato Karin Keller-Sutter (PLR/SG) a nome della commissione, è limitare il turismo degli acquisti. "In Italia l'orario d'apertura dei negozi è stato completamente liberalizzato", ha ricordato la sangallese. "Undici miliardi di franchi sono stati spesi all'estero nel 2014 e da inizio anno - con l'abbandono del tasso minimo franco-euro, n.d.r - la tendenza è al rialzo", ha precisato.

Filippo Lombardi ha da parte sua respinto le critiche sulla presunta violazione del federalismo implicita nella proposta in discussione. "Molte leggi sono state armonizzate a livello federale, come quella che regola l'età minima per acquistare bevande alcoliche, o anche la legge sul lavoro". Domenica e giorni festivi cantonali non sono inoltre inclusi in questa armonizzazione, ha ricordato il ticinese.

Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ha invece messo l'accento sulle difficoltà nelle quali si trova il settore: "negli ultimi quattro anni sono stati persi nel commercio al dettaglio 6000 posti di lavoro", ha sottolineato. Una estensione "moderata" degli orari permetterebbe di correggere il tiro, ha aggiunto. L'armonizzazione consentirebbe inoltre di riportate soldi, imposte e impieghi in Svizzera, ha spiegato il consigliere federale.

Per la maggioranza ciò corrisponde solo in parte al vero; molti cantoni - AG, AI, BL, BS, GL, NW, OW, SH, SZ, TG, ZH - hanno infatti orari di apertura più liberali della legge proposta. "Per loro non cambierebbe niente", ha sottolineato Anita Fetz (PS/BS).

Molti "senatori" hanno anche più o meno apertamente invitato Lombardi a non "esportare" a livello nazionale i problemi del Ticino. "Non tutti i cantoni di frontiera hanno gli stessi problemi; la situazione del Ticino non è quella di Neuchâtel", ha ad esempio sostenuto Raphaël Comte (PLR/NE).

"Il Ticino può benissimo modificare da solo gli orari di apertura dei negozi e allinearli a quelli dell'Italia; le leggi federali lo consentono", ha affermato Christian Levrat (PS/FR) invitando i "senatori" a "non risolvere i problemi del Fox Town sulle spalle della panetteria di Vuadens (FR)".

La mozione di Lombardi ha avuto il merito di lanciare il dibattito sul tema, ha riconosciuto Comte. Occorre però prendere atto della procedura di consultazione nella quale tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione. "Il mio Cantone sa benissimo cosa deve fare senza l'intervento di mamma Confederazione", ha aggiunto Luc Recordon (Verdi/VD).

In ogni caso, ha sostenuto Comte, il turismo degli acquisti è principalmente dovuto ai prezzi troppo elevati e non agli orari di apertura. Molti "senatori" hanno inoltre rammentato che i progetti volti a prolungare gli orari di apertura sono stati spesso respinti dalla popolazione.

"Negli ultimi anni nei singoli cantoni si è votato 17 volte e in 14 i cittadini si sono opposti", ha rammentato Levrat. Anche l'altro "senatore" friburghese, Urs Schwaller (PPD/FR), ha sottolineato l'importanza di rispettare i cittadini che in molti cantoni, tra i quali il suo, hanno bocciato le estensioni delle aperture.

Il dossier va al Consiglio nazionale.

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SDA-ATS