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CSt: sport professionistico, aiuti ok, ma dovranno tagliare salari

Stadi vuoti a causa del coronavirus hanno messo in difficoltä diversi club professionistici di calcio. KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 giugno 2020 - 13:44
(Keystone-ATS)

Qualora i club professionistici di calcio e hockey dovessero chiedere un prestito, garantito dalla Confederazione, alle rispettive leghe, dovranno fare in modo di abbassare del 20% gli stipendi dei giocatori, con tagli maggiori per coloro che guadagnano di più.

Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati per 23 voti a 18 (un astenuto), allineandosi alla versione del Consiglio nazionale ed eliminando così l'ultima divergenza tra le camere in merito ai crediti complessivi di quasi 15 miliardi di franchi, di cui 14,2 miliardi destinati all'assicurazione disoccupazione, proposti dal Consiglio federale.

Gli aiuti supplementari allo sport professionistico, danneggiato come altri settori economici dalla pandemia di coronavirus e dalle misure restrittive adottate dal governo, ammontano a 175 milioni. Le condizioni poste dall'esecutivo sono assai restrittive: una di queste prevede già l'obbligo di moderare i salari, compresi bonus e altre prebende, se dopo tre anni un club che ha chiesto aiuto non avesse ancora ripagato il prestito ottenuto.

Come spiegato in aula dal ministro delle finanze, Ueli Maurer, il Nazionale domanda una riduzione progressiva dei salari, con tagli maggiori per i giocatori meglio remunerati. Maurer ha giudicato in generale sbagliato immischiarsi nella politica salariale dei club, anche perché in Svizzera non vi sono veramente eccessi in questo settore, come accade invece altrove.

Egli ha tuttavia fatto sua la proposta del Nazionale, difesa in aula dalla maggioranza della commissione preparatoria. Quest'ultima desidera che i club sostenuti dimostrino, mediante un'auto dichiarazione, di procedere nel senso voluto dal parlamento. Maurer ha quindi chiesto al plenum di sottoscrivere la versione del Nazionale a questa condizione. "Noi non possiamo controllare i bilanci dei club", ha sostenuto.

A nome di una minoranza, Olivier Français (PLR/VD) ha criticato le condizioni supplementari del Nazionale fatte proprie dalla commissione e da Maurer, visto che i paletti posti dalla Confederazione sono già sufficientemente esigenti (per esempio nessun versamento di un dividendo).

Secondo il "senatore" vodese, tocca ai club, e in ultima analisi agli sponsor che li finanziano, decidere come e quando tagliare i salari. La politica non dovrebbe a suo dire immischiarsi in queste faccende private, obbligando i club a rivedere dei contratti già firmati. Se qualcuno si dovesse opporre, vincerebbe di sicuro davanti a un giudice, ha sottolineato. Per Français, inoltre, ad essere danneggiati da una simile intrusione sarebbero soprattutto i sodalizi "poveri", non certo quelli "ricchi" che possono cavarsela da soli.

Il deputato vodese ha anche criticato l'attenzione speciale dedicata allo sport, e ai suoi presunti eccessi, quando invece gli aiuti alla cultura non hanno dato adito a discussioni. Eppure, anche in questo settore vi sono persone, come i direttori d'orchestra, che guadagnano bene.

Gli altri crediti

Con l'eliminazione dell'ultima divergenza, il Parlamento ha licenziato definitivamente la seconda aggiunta al preventivo 2020 del valore di quasi 15 miliardi, nonostante le preoccupazioni dell'UDC per un eccessivo indebitamento. Durante le discussioni, la maggioranza ha tuttavia fatto notare che, alla luce della buona salute di cui godono i conti, anche se il debito dovesse crescere di 30-40 miliardi la Svizzera è ancora lontana dal livello di indebitamento dei Paesi confinanti e al di sotto dei parametri di Maastricht in vigore nell'Ue.

A parte il dibattito sullo sport, le altre proposte di credito chieste dal Consiglio federale sono state approvate senza modifiche. Il parlamento ha detto "sì" a un'iniezione di 14,2 miliardi a fondo perso destinati al Fondo dell'assicurazione disoccupazione AD. Il denaro servirà a coprire i costi per il lavoro ridotto. Nella sessione straordinaria di marzo il parlamento aveva già approvato 6 miliardi a tale scopo.

Il plenum ha anche accolto un prestito di 200 milioni al Comitato internazionale della Croce Rossa, crediti supplementari di 50,5 milioni per l'aiuto umanitario e 57 milioni per la cooperazione multilaterale allo sviluppo, nonché un contributo al fondo per le catastrofi del FMI di 25 milioni.

Accolto anche un sostegno di 17,5 milioni destinati all'aiuto indiretto alla stampa, come chiedevano due mozioni approvate dal parlamento. Altri 50 milioni sono stati destinati alle imprese culturali per il mancato guadagno dovuto alle misure restrittive adottate dal governo per arginare l'epidemia di coronavirus. Tale somma si aggiunge ai 145 milioni già liberati. Dieci milioni andranno alle associazioni culturali amatoriali (cori, ecc).

Nella sessione straordinaria dedicata all'emergenza Covid-19, le camere avevano già approvato prestiti per un totale di circa 57 miliardi volti a contrastare le ripercussioni economiche e sociali della pandemia.

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