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È in pieno svolgimento al Consiglio degli Stati il dibattito generale riguardante la terza riforma dell'imposizione delle imprese volta a sostituire gli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione, non più tollerate a livello internazionale.

In vista delle minori entrate per le casse statali (1,4 miliardi di franchi solo per la Confederazione, n.d.r.), diversi oratori, sia da sinistra che da destra, chiedono misure compensatorie efficaci per evitare che l'intero esercizio venga affossato da un referendum.

La riforma non prevede, ha ricordato la consigliera agli Stati Anita Fetz (PS/BS), una nuova imposta sugli utili da capitale su titoli. Quest'ultima avrebbe permesso di incassare 300 milioni di franchi all'anno in più che, aggiunti agli oltre 200 milioni generati dalla tassa di bollo sul capitale proprio (balzello che la commissione vorrebbe mantenere, n.d.r.), dovrebbero permettere di compensare gli 1,4 miliardi in meno per la Confederazione. La somma mancante, grosso modo 300 milioni, dovrebbe essere recuperata da maggiori controlli fiscali.

Per la "senatrice" basilese sarà difficile spiegare agli agricoltori i tagli per 250 milioni che dovranno sopportare nei prossimi anni, alla luce degli alleggerimenti fiscali concessi alle imprese. Ciò vale anche per le previste riduzioni - oltre 500 milioni - alla formazione e ricerca incluse nel programma di stabilizzazione 2017-2019, mezzi importanti specie per chi vive di ricerca, come il Cantone di Basilea Città.

Tra i punti centrali della riforma, la commissione preparatoria ha deciso di aumentare la quota cantonale dell'imposta federale diretta al 21,2% (oggi è al 17%), invece del 20,5% proposto dal Consiglio federale per compensare la riduzione dell'aliquota dell'imposta cantonale sull'utile. I cantoni incasserebbero circa 153 milioni di franchi supplementari rispetto al progetto governativo.

Poiché tali introiti verrebbero a mancare alla Confederazione, la Commissione ha proposto di mantenere la tassa di bollo sul capitale proprio. Secondo il disegno di legge, la soppressione di questo balzello avrebbe privato le casse federali di 228 milioni.

Il progetto prevede anche l'introduzione dei cosiddetti eurocompatibili "patentbox", strumenti che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo in Svizzera.

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SDA-ATS