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In poco più di quattro ore il Consiglio degli Stati ha esaminato e approvato stasera (31 voti a 9), nonostante il no della sinistra, la Riforma III dell'imposizione delle imprese.

Il progetto mira a rafforzare la competitività della piazza imprenditoriale in seguito alla prevista abolizione degli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione, poiché considerate concorrenza sleale a livello internazionale. Il dossier passa al Nazionale.

Come più volte affermato nel corso del dibattito introduttivo, si tratta di evitare che le società finite nel mirino dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dell'Unione europea (UE), decidano di cambiare aria o spostare parte delle attività all'estero. In soldoni, tali società generano un gettito fiscale di circa 3,2 miliardi di franchi per la Confederazione e 2 miliardi per i Cantoni.

Da qui una riforma, come indica il titolo stesso della legge, ha fatto notare la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, che preservi la già alta attrattiva della piazza economica elvetica mediante riduzioni dell'imposta sull'utile (il tasso medio cantonale dovrebbe scendere dal 22% al 16%) e alleggerimenti fiscali per le aziende che investono nella ricerca.

Tutto ciò evitando un'eccessiva erosione del substrato fiscale giacché infrastrutture all'avanguardia, un ambiente propizio all'innovazione e all'attività economia, nonché un capitale umano formato costano, e le imprese devono dare il rispettivo contribuendo come tutti mediante le imposte, è stato ricordato da più parti.

Riuscire a far combaciare queste due esigenze, ossia tassazione favorevole alle società e mantenimento del substrato fiscale, è come ottenere la quadratura del cerchio, hanno dichiarato diversi "senatori" durante il dibattito generale. Si tratta insomma di compensare mancate entrate per due miliardi di franchi, di cui 1,3 solo per la Confederazione, previsti dal progetto governativo.

Sia da sinistra, ma anche da destra, è stato manifestato l'auspicio che l'esercizio di equilibrismo non sfoci in un progetto eccessivamente favorevole alle imprese, e di riflesso agli azionisti, e che il peso dei mancati introiti fiscali ricada unicamente sulle persone fisiche. In caso contrario, il referendum è dietro l'angolo.

Fra i punti centrali della riforma approvati oggi figurano i "Patent box". Si tratta di strumenti che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo in Svizzera. Già in vigore in altri Paesi Ue, dovrebbero compensare direttamente l'abolizione degli statuti fiscali privilegiati criticati dall'estero.

In quest'ambito, il plenum optato per l'idea di scaglionare su 5 anni i primi importi dovuti al fisco quando una ditta viene trasferita nel "patentbox". In questo modo i Cantoni possono ripartire meglio il gettito fiscale e le ditte controllare i deflussi di liquidità.

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SDA-ATS