Navigation

CSt: trattati internazionali, popolo deve potersi esprimere

Per Lisa Mazzone (Verdi/GE) e la sinistra, la modifica costituzionale in discussione è inutile. KEYSTONE/PETER KLAUNZER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2020 - 13:36
(Keystone-ATS)

I trattati internazionali a carattere costituzionale dovrebbero obbligatoriamente essere sottoposti a referendum.

Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati per 27 voti a 12, approvando un disegno del Consiglio federale che vuole iscrivere nella Costituzione federale tale punto. Il dossier va al Nazionale.

Secondo un'opinione diffusa, seppur controversa, esiste già oggi un diritto non scritto al referendum per trattati internazionali a carattere costituzionale, come la consultazione svolta nel 1992 in merito all'Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), poi respinto dal popolo.

Secondo la maggioranza, esplicitare tale obbligatorietà permetterebbe di accrescere la certezza del diritto e la trasparenza, nonché di rafforzare la legittimazione democratica del diritto internazionale.

Tuttavia, le modifiche costituzionali volte ad attuare un trattato internazionale non dovrebbero essere obbligatoriamente portate in votazione insieme al trattato stesso, come chiedeva una proposta di Marco Chiesa (UDC/TI) respinta dal plenum per 31 voti a 8. Per la maggioranza, l'Assemblea federale deve mantenere l'attuale margine di manovra.

Una minoranza ha votato contro il progetto. Secondo Lisa Mazzone (Verdi/GE), vi è il rischio che per ogni trattato internazionale si generino lunghe discussioni per stabilire se debba sottostare al referendum obbligatorio o no. Insomma, bisogna evitare di politicizzare eccessivamente un determinato argomento

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.