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In futuro, una cartella elettronica potrebbe contenere tutte le informazioni rilevanti dei pazienti, facilitando in questo modo il lavoro degli operatori sanitari. È quanto prevede la nuova Legge federale sulla cartella informatizzata del paziente approvata oggi dal Consiglio degli Stati. Il dossier va al Nazionale.

Questa legge intende porre standard minimi in materia, incitando quei cantoni che ancora non dispongono di un sistema informatizzato a mettersi al lavoro, evitando nel contempo che si creino 26 regimi non coordinati, ossia tanti quanti sono i cantoni.

A tale scopo, la Confederazione prevede un credito unico su tre anni di 30 milioni di franchi. Gli aiuti saranno vincolati ad una partecipazione almeno equivalente dei Cantoni e di terzi, come ospedali o fondazioni private.

Chi lavora in ambulatorio potrà proporre ai propri pazienti la cartella elettronica, mentre gli ospedali avranno cinque anni di tempo per mettersi in regola.

Rispetto al progetto del Consiglio federale, gli Stati hanno voluto precisare nella legge il carattere unico di questo aiuto, facendo capire soprattutto ai cantoni che non ci saranno altre occasioni per approfittare della "manna federale", ha affermato a nome della commissione Liliane Maury-Pasquier (PS/GE).

La "senatrice" ginevrina ha precisato che la cartella elettronica non conterrà la storia medica del singolo paziente, bensì le informazioni pertinenti, oggi sovente sparpagliate, mediante le quali ordinare un trattamento concreto. Grazie alla cartella informatizzata si possono evitare errori medici o la ripetizione di cure inutili, ha spiegato la consigliera agli stati ginevrina.

La legge non stabilisce alcun obbligo per i pazienti, che possono anche decidere di non dotarsi di una cartella elettronica oppure di farsi cancellare. Per chi opta per cartella digitale, la normativa prevede regole precise a tutela della sfera privata, punendo chi dovesse accedere senza essere autorizzato ai dati del paziente. Sarà quest'ultimo a stabilire chi potrà visionare le informazioni

Il paziente riceverà un numero di riconoscimento, diverso da quello AVS, e avrà il diritto di consultare le informazioni che lo riguardano e potrà anche modificarle. "Tali modifiche - ha dichiarato il ministro della sanità Alain Berset - dovranno tuttavia essere riconoscibili. La regolamentazione di questo aspetto sarà inclusa nell'ordinanza di applicazione".

Berset si è voluto rassicurante anche per quanto riguarda la gestione delle informazioni. Non verrà creata alcuna banca dati centralizzata, ha spiegato.

SDA-ATS