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Le professioni legate alle cure sanitarie e all'assistenza vanno perdendo attrattiva e nei prossimi anni ci sarà carenza di personale qualificato: è l'allarme lanciato oggi dal sindacato Unia.

Sono professioni che non attirano più i giovani, la metà dei quali - secondo un sondaggio che ha interrogato 1084 studenti nella Svizzera tedesca - non immaginano di lavorare per dieci anni nello stesso settore. Il 55% tra coloro che seguono una formazione sanitaria ritiene di non poter assicurare cure adeguate a chi si trova in stato di bisogno, per mancanza di tempo e di personale.

La maggior parte degli allievi (58%) dichiara di lavorare regolarmente varie ore supplementari almeno una volta al mese e la percentuale sale al 68% nelle scuole sanitarie di livello superiore. Inoltre il 41% afferma che durante gli stage ha dovuto svolgere mansioni che andavano oltre le proprie competenze. Insoddisfazione anche per quanto concerne il salario: il 68% lo giudica troppo basso.

Malgrado queste critiche, un'ampia maggioranza di studenti si dice d'accordo che quello che stanno imparando è un mestiere gratificante. Sono dunque le condizioni che scoraggiano altri giovani a gettarsi in queste professioni, rileva il sindacato.

Per Adrian Durtschi, capo-progetto del settore "salute" di Unia, il problema si riassume in due parole: redditività e tagli. A pagare l'attuale volontà di razionalizzare e ottimizzare il lavoro è il personale.

Per invertire questa inquietante tendenza occorre rivalorizzare innanzitutto i salari dei giovani in formazione, garantendo loro migliori condizioni di lavoro, in particolare grazie a contratti collettivi di categoria. Unia intende perciò avviare in tutto il Paese una vasta campagna di sensibilizzazione e di rivendicazioni.

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SDA-ATS