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De-globalizzazione, politica monetaria, super-catastrofi naturali e internet: sono questi i quattro ambiti che presentano i rischi potenzialmente maggiori, stando a uno studio pubblicato oggi dalla compagnia di riassicurazioni Swiss Re.

Nell'ambito della sua ricerca "Sonar" la società zurighese ha identificato 21 rischi emergenti per valutarne poi l'impatto sull'intero comparto assicurativo. Fra questi figurano l'effetto boomerang degli antibiotici in relazione alla resistenza dei batteri, il deterioramento generale delle infrastrutture, la siccità in Brasile o le sfide legate alla svolta energetica.

Quattro di essi sono però emersi in modo chiaro. In primo luogo quello che lo studio chiama de-globalizzazione, vale a dire una marcia indietro nel processo di interdipendenza economica fra i vari paesi.

Da una parte infatti vi sono conflitti, nell'Europa dell'est, in Medio Oriente o in Asia, che hanno portato a sanzioni, con conseguente interruzione dei flussi di capitali e di persone. Dall'altra la crisi economica favorisce la diffusione di partiti populisti e nazionalisti, cosa che potrebbe tradursi nell'introduzione di misure protezionistiche.

In Europa sarebbe in forse il processo integrativo dell'Ue. È inoltre da temere un impatto negativo sull'economia e sulla finanza, rendendo più difficile la gestione degli attivi investiti dagli assicuratori.

Il secondo rischio è identificato come "il grande esperimento monetario": le misure tradizionali di intervento delle banca centrali hanno raggiunto i loro limiti e i tassi di interesse sono scesi a zero in molti mercati.

"Le conseguenze di tali politiche sono altamente incerte", avvertono gli autori dello studio. Nel breve e medio termine, potrebbero favorire la formazione di bolle in alcuni rami, indurre distorsioni e aumentare le disuguaglianze economiche. Nel lungo termine le conseguenze sono ancora più imprevedibili.

La terza sfida è a livello di catastrofi naturali. Secondo la ricerca attualmente vengono sottovalutati i rischi di eruzioni vulcaniche e i cosiddetti "fiumi atmosferici", vale a dire le correnti d'aria molto umida che scorrono nelle regioni tropicali che possono scatenare vaste inondazioni.

Il quarto pericolo è rappresentato da Internet, con la moltiplicazione dei dispositivi ad esso collegati: stando ad alcune proiezioni entro il 2015 una famiglia di quattro persone potrebbe arrivare a possedere 100 oggetti connessi. Questo sarà la base della rivoluzione del "big data", vale a dire dell'accumulo massiccio di dati, ma comporterà pure problemi di sicurezza.

Lo studio vuole fornire un'indicazione precoce di quanto potrebbe succedere, spiega Patrick Raaflaub, responsabile dei rischi ed ex direttore della Finma, citato in un comunicato odierno. Diversi dei 21 rischi non si concretizzeranno, ma altri lo faranno di sicuro: "prima cominceremo ad adattarci ai cambiamenti, meglio saremo preparati", sostiene Raaflaub.

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SDA-ATS