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L'ex procuratrice pubblica della Confederazione Carla Del Ponte si dice preoccupata dagli attentati in Francia ma ritiene che non ci sia un pericolo immediato per la Svizzera. In un'intervista pubblicata oggi dalla "SonntagsZeitung", la magistrata ticinese lancia un appello in favore di una maggiore accoglienza di rifugiati siriani.

Ciò che è accaduto in Francia mostra che ai terroristi non importa niente della libertà di espressione, rileva Del Ponte. "Questo mi preoccupa, poiché vedo la stessa mancanza di rispetto nelle violazioni dei diritti umani commesse in Siria", dove si tortura, si uccide senza distinzione fra uomini, donne o bambini, aggiunge.

Del Ponte non vede un pericolo immediato per la Confederazione, ma a suo avviso è necessario restare vigilanti e per farlo bisogna dotarsi di mezzi legali adeguati per combattere il terrorismo. Con la prevista revisione della legge sui servizi di informazione, la Svizzera disporrà di un buon arsenale giuridico, secondo la magistrata ticinese. Berna dovrà tuttavia formare anche inquirenti specializzati nella lotta al terrorismo e naturalmente collaborare con gli Stati vicini.

Secondo Del Ponte, attuale membro della Commissione d'inchiesta dell'ONU sulle violazioni dei diritti umani in Siria, è pure necessaria una base legale per sorvegliare gli jihadisti che tornano in Svizzera in modo da impedir loro di commettere attentati. A suo avviso è però anche indispensabile fornir loro sostegno psicologico, unico mezzo perché possano voltar pagina e staccarsi dalle esperienze di combattimento.

Il lavoro in Siria è molto difficile, aggiunge Del Ponte. Violazioni dei diritti umani sono state compiute su tutti i fronti e gli orrori superano quelli vissuti durante la guerra nella ex Jugoslavia. "In Siria è peggio, non si uccide soltanto, prima si tortura", precisa la ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia. "E questi fanatici praticano una tortura lenta, per portare a una morte lenta e più dolorosa possibile".

A suo avviso la Svizzera dovrebbe accogliere un numero maggiore di rifugiati siriani. Non sarebbe un problema, "poiché queste persone non vogliono restare, torneranno nel loro paese dopo la guerra". La magistrata appoggia la proposta di conceder loro uno statuto speciale per accoglierne di più in tempi brevi.

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SDA-ATS