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La diocesi di Coira si attiva per l'accoglienza dei profughi: il vescovo Vitus Huonder chiede ai responsabili delle parrocchie e delle fondazioni ecclesiastiche di valutare con le autorità civili dove potrebbero alloggiarne per far fronte all'attuale afflusso.

È quanto si legge in una nota diramata oggi dalla Curia.

"Diverse parrocchie possiedono stabili e appezzamenti" e una disponibilità verso "esseri umani in una situazione precaria" sarebbe "un forte segno di solidarietà, amore per il prossimo e giustizia", scrive il portavoce della diocesi Giuseppe Gracia riportando le parole pronunciate dal vescovo lo scorso dicembre in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani.

Nel comunicato si rammenta quanto già si fa nella diocesi per i profughi, indicando tra l'altro che "nel contesto dell'attuale crisi" da alcuni mesi il Capitolo della cattedrale mette a disposizione di persone provenienti dalla Siria e dall'Eritrea abitazioni nel palazzo vescovile e a Landquart (GR). Sempre nei Grigioni, anche nel monastero di Cazis sono già da tempo ospitati e "accompagnati" dei profughi e a Schluein, presso Ilanz, una fondazione ecclesiastica affitta da ormai 25 anni al Cantone con il sostegno della Curia un edificio che ospita fino a 100 rifugiati, soprattutto famiglie.

Nella nota si aggiunge che a Zurigo sono in discussione con il governo cantonale misure coordinate per l'accoglienza dei profughi. Nella Svizzera centrale, infine, è in corso un sondaggio nelle parrocchie al fine di trovare abitazioni e altre forme di sostegno per i rifugiati.

L'appello del vescovo di Coira fa seguito a quello fatto da papa Francesco domenica scorsa durante l'Agelus: il pontefice ha chiesto a parrocchie, comunità e santuari di Europa di accogliere ciascuno una famiglia di profughi, un gesto concreto in preparazione dell'Anno santo, e ha invitato i vescovi d'Europa a "sostenere questo mio appello".

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SDA-ATS