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Il presidente della Lega dei musulmani di Svizzera, Mansour Ben Yahya, è favorevole a imporre la trasparenza nel finanziamento delle moschee. (foto d'archivio)

KEYSTONE/PETER KLAUNZER

(sda-ats)

Il presidente della Lega dei musulmani di Svizzera, Mansour Ben Yahya, è favorevole a imporre la trasparenza nel finanziamento delle moschee.

Il dibattito è di attualità visto che durante la recente sessione delle Camere federali, il Consiglio nazionale ha accolto una mozione di Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) che chiedeva un divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici e l'obbligo per gli imam di predicare nella lingua locale.

"La Lega dei musulmani è iscritta al registro di commercio ed è quindi obbligata ad avere una contabilità. Invito tutte le moschee e tutti i centri islamici a seguire questo esempio", ha dichiarato Mansour Ben Yahya in un'intervista pubblicata oggi dal Journal du Jura e dal Bieler Tagblatt, a margine dell'incontro annuale dell'organizzazione tenutosi sabato a Bienne.

Per quanto riguarda la necessità di formare in Svizzera gli imam che predicano sul territorio nazionale, Mansour Ben Yahya si è detto piuttosto favorevole: "la questione merita di essere discussa. Mi sembra che una persona che mi guida nelle mie preghiere abbia tutti i vantaggi a conoscere la società nella quale viviamo", ha aggiunto.

Su questo aspetto si sta muovendo anche la Federazione delle organizzazioni islamiche svizzere (FOIS): sta infatti elaborando due Carte per meglio controllare i suoi membri. L'una riguarda gli imam e l'altra i presidenti delle associazioni musulmane, ha indicato di recente alla stampa il presidente della FOIS Montassar BenMrad.

Quest'ultimo si è detto favorevole a insegnamenti complementari per gli imam in Svizzera "come avviene attualmente". A suo avviso, tuttavia, sarebbe troppo caro per le associazioni, "che hanno pochi mezzi", istituire una formazione teologica nella Confederazione.

A proposito di finanziamento di moschee in Svizzera, Montassar BenMrad ha detto che le associazioni islamiche sono "pronte ad aprire i loro conti", ricordando che la quasi totalità "sono finanziate localmente".

Mozione Quadri

La mozione di Lorenzo Quadri, nonostante il parere contrario del Consiglio federale, era stata accolta il 26 settembre scorso con 94 voti contro 89 e 5 astenuti. Secondo il parlamentare ticinese, da indagini giornalistiche è stato appurato che il governo turco finanzierebbe 35 moschee e centri islamici nella Confederazione, con l'obiettivo, concreto o presunto, "di promuovere la diffusione in Svizzera dell'islam radicale".

Stando al testo delle mozione la vicina Austria, confrontata col medesimo problema, ha decretato un divieto di finanziamenti esteri per luoghi di culto islamici e l'obbligo per gli imam di predicare nella lingua nazionale.

Su quest'ultimo punto, il deputato ticinese ha fatto notare che è importante che le prediche "siano pronunciate nella lingua locale, questo sia per una questione di trasparenza - perché tutti devono poter capire cosa si sta dicendo - sia perché i predicatori devono essere tenuti ad integrarsi e quindi a conoscere la lingua del posto dove vivono".

Riferendosi alla richiesta di Quadri di imitare quanto fatto dal vicino austriaco, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha fatto notare che in questo Paese è stato possibile imporre una certa trasparenza sui finanziamenti per la comunità islamica poiché quest'ultima è stata riconosciuta ufficialmente. Ciò presuppone una serie di diritti ma anche di doveri. Il tentativo della Sommaruga di convincere il plenum a bocciare la mozione non ha avuto successo.

Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

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SDA-ATS