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Bilancio in chiaroscuro di Amnesty International sulla reazione del Consiglio federale all'esame del Consiglio dei diritti umani dell'ONU per la situazione in Svizzera: ci sono progressi per la violenza di polizia, ma nel diritto manca ancora un divieto della tortura.

Con il terzo esame periodico universale (EPU), dopo quelli del 2008 e del 2012, l'ONU ha segnalato a Berna 251 raccomandazioni concernenti la situazione dei diritti umani nella Confederazione. Il Consiglio federale ne ha accolte 160 e respinte 91.

Amnesty International (AI) in una nota odierna esprime soddisfazione per l'intenzione del governo di creare rapidamente un'istituzione nazionale per i diritti umani come raccomandato dall'ONU. AI considera inoltre un "chiaro passo avanti" che il Consiglio federale, con il sostegno dei Cantoni, abbia deciso di istituire un meccanismo indipendente di reclamo per i casi di violenza da parte della polizia, una richiesta di lunga data dell'organizzazione. Quest'ultima si aspetta ora che l'esecutivo e il parlamento trasformino rapidamente questi impegni in realtà.

Amnesty deplora invece che il Consiglio federale non sia disposto ad affrontare "la spinosa questione della compatibilità delle iniziative popolari con il diritto internazionale". D'altro canto, AI "non capisce perché la Svizzera continui a rifiutare di includere nel suo diritto penale una disposizione che vieti espressamente la tortura". "È ora - afferma - che il paese rispetti gli impegni presi, per esempio ratificando la Convenzione contro la tortura."

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SDA-ATS