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Diritti umani: ok Svizzera a 50 raccomandazioni, 4 no, 86 forse

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 ottobre 2012 - 14:54
(Keystone-ATS)

La Svizzera ha accettato oggi, davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite riunito a Ginevra, 50 delle 140 raccomandazioni presentate lunedì da altri Stati. Quattro le ha rifiutate, mentre su altre 86 Berna darà una risposta entro la prossima sessione.

Lunedì la Svizzera aveva presentato il suo secondo rapporto periodico sul rispetto dei diritti umani sul proprio territorio, dopo di che oltre 80 paesi hanno espresso le loro critiche e chiesto provvedimenti. A loro avviso, Berna può fare di più nella lotta contro la discriminazione razziale, la xenofobia e la tratta di esseri umani e per rafforzare la parità tra i sessi e sul mercato del lavoro.

Berna ha subito respinto la richiesta di ratificare la convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e di elaborare una legge che vieti qualsiasi organizzazione incitante al razzismo. Ha inoltre rifiutato di revocare il divieto, sancito dal popolo, di costruire nuovi minareti, come pure di attuare una legislazione uniforme in Svizzera sulla "giustiziabilità" dei diritti economici, sociali e culturali (garanzia di potersi rivolgere a un tribunale per ottenere la tutela di questi diritti).

Per contro, la Svizzera ha accettato di ratificare le convenzioni dell'Onu sui diritti degli handicappati e sulle "sparizioni forzate", di intensificare gli sforzi per lottare contro il razzismo, l'intolleranza e la xenofobia, come pure di promuovere una migliore integrazione degli stranieri.

Berna si è inoltre impegnata a ridurre le ineguaglianze salariali tra uomini e donne, come pure a intensificare la lotta contro la tratta di esseri umani, lo sfruttamento sessuale e le violenze domestiche.

Riguardo ad altre 86 raccomandazioni la Svizzera ha rimandato la sua risposta: il Consiglio federale si pronuncerà entro marzo dopo aver consultato i dipartimenti interessati e i cantoni, ha dichiarato l'ambasciatore Claude Wild, capo della Divisione Sicurezza umana al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), davanti ai membri del Consiglio Onu.

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