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Bagnanti nel lago di Thun

KEYSTONE/PETER SCHNEIDER

(sda-ats)

Le munizioni che l'esercito svizzero ha immerso nei laghi svizzeri non liberano sostanze nocive nell'acqua, stando a un rapporto pubblicato oggi dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

Le acque dei laghi di Brienz, Thun e dei Quattro Cantoni saranno nuovamente analizzate nel 2019.

In tutti e tre i laghi sono stati rilevati residui di sostanze esplosive e prodotti di decomposizione, ma le concentrazioni sono da cento a mille volte inferiori ai limiti più severi previsti dalla legislazione sui generi alimentari, precisa il DDPS.

Fino al 1967 l'esercito ha immerso munizioni nei laghi di Thun (4600 tonnellate), di Brienz (280 tonnellate) e dei Quattro Cantoni (2800 tonnellate nel lago di Uri e 530 tonnellate nella zona di Gersau SZ). Si tratta sopratutto di residui delle fabbriche di Thun (BE) e Altdorf (UR) e di munizioni della Seconda Guerra Mondiale.

Gli ordigni sono per lo più sepolti sotto uno strato di sedimenti che varia da 25 cm a 2 metri. Inoltre la loro copertura aumenta da 3 a 8 millimetri all'anno.

Fra il 2005 e il 2010 è stata condotta una vasta inchiesta per determinare un eventuale inquinamento causato dalla munizioni. La Confederazione aveva rinunciato a ripescarle ritenendo una simile operazione più rischiosa e nociva per l'ambiente della situazione attuale. Aveva però deciso una sorveglianza regolare delle acque dei laghi interessati.

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SDA-ATS