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Gli archivi dell'esercito rimangono inaccessibili per altri 30 anni, ossia 80 invece di 50. Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) ha chiesto a quello dell'interno (DFI) questa proroga, ha indicato oggi la portavoce del DDPS Karin Suini, confermando un articolo della "Schweiz am Sonntag". La decisione è già effettiva, essendo entrata in vigore con una certa discrezione nel gennaio di quest'anno.

Il blocco degli archivi militari "riguarda tutti i documenti già classificati". La maggior parte di essi menzionano luoghi geografici, coordinate di edifici e infrastrutture militari o bunker ancora oggi in funzione, ha precisato la portavoce.

All'origine di questa proroga del periodo di segretezza vi è la decisione degli Archivi federali di permettere l'accesso on line a tutti gli indici delle materie, secondo il DDPS. In tal modo numerosi documenti avrebbero potuto venir consultati ovunque nel mondo. "Abbiamo fatto questa scelta per motivi di sicurezza", ha affermato Karin Suini.

I documenti ai quali è stato vietato l'accesso vengono attualmente esaminati e alcuni di essi potrebbero venir declassificati prima dei 30 anni, ha aggiunto, sottolineando che non si tratta di un blocco assoluto: le richieste di accesso alle carte saranno esaminate caso per caso.

La scelta del DDPS non è una cosa eccezionale. Al tempo dell'apartheid in Sudafrica il Consiglio federale decretò un embargo per altri dieci anni sulla documentazione degli Archivi federali concernente l'attività economica di aziende elvetiche con il Paese africano. Voleva in tal modo proteggere i gruppi elvetici che allora erano oggetto di denunce collettive negli Stati Uniti. Soltanto dopo una sentenza del dicembre 2013 con cui si respingevano le denunce il governo svizzero ha tolto l'embargo, lo scorso giugno.

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SDA-ATS