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Le donne sono sempre poche nei consigli d'amministrazione in Svizzera ma le cose sono migliorate negli ultimi cinque anni, nelle grandi imprese come in quelle più piccole. Nel 2013 il 36% dei posti vacanti nelle maggiori società elvetiche quotate in borsa è stato assegnato a rappresentanti del gentil sesso, rileva uno studio dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e del gestore patrimoniale indipendente zCapital.

Le imprese dello Swiss Market Index, principale indice azionario svizzero, contano attualmente il 16,2% di donne nei loro consigli d'amministrazione, quelle dell'indice allargato Swiss Performance Index (SPI) Extra il 7,6%. Rispetto all'Europa la Svizzera rimane indietro, ha rilevato oggi in una conferenza stampa a Berna Valentin Vogt, presidente dell'USI.

I tre quarti delle 150 società sondate contano di aumentare la quota di amministratrici, giudicando in particolare che squadre miste siano più performanti. Tuttavia poco più della metà (il 55%) ha un'idea chiara dell'orizzonte temporale che si propongono: il 17% si è fissata un termine di uno-due anni, il 30% di quattro anni e l'8% di quattro-sei anni.

"Se le piccole e medie imprese hanno manifestamente preso coscienza del loro ritardo in materia, resta loro ancora molto da fare per quanto concerne la pianificazione e la messa in opera del loro obiettivo", ha commentato Valentin Vogt. Infatti, soltanto il 9% delle imprese consultate hanno definito una percentuale chiara di donne nel loro consiglio d'amministrazione.

Per accrescere il peso del gentil sesso negli organi dirigenti, gli imprenditori interpellati rifiutano quote fissate per legge: la flessibilità e la libertà di organizzazione delle imprese devono rimanere intatte.

Per l'USI, le società devono dunque fissare al loro interno obiettivi e strategie di attuazione. L'associazione padronale, che raggruppa diverse organizzazioni di categoria, punta sul Codice di buongoverno d'impresa di Economiesuisse (Federazione delle imprese svizzere), in corso di attualizzazione, e sul suo capitolo dedicato alla parità dei sessi.

A fine giugno la Commissione dell'economia e dei tributi (CET) del Consiglio nazionale ha bocciato di misura due iniziative parlamentari di Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL) miranti ad imporre una quota del 40% di donne nei consigli di amministrazione delle imprese vicine alla Confederazione e di quelle quotate in borsa. La deputata socialista rilevava che nei cda delle grandi società le donne sono solo l'11,6%, contro il 28% nella media europea. La deputata chiede dunque che, al più tardi nel 2017, solo le imprese con una proporzione femminile del 40% possano essere quotate in borsa. Il testo relativo alle imprese vicine alla Confederazione prevede un periodo di transizione di quattro anni.

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SDA-ATS