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Due milioni di contagi negli Usa, ma New York riparte

La città che non dorme mai si risveglia dal lockdown. KEYSTONE/EPA/JASON SZENES sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2020 - 21:41
(Keystone-ATS)

La città che non dorme mai si risveglia dal lockdown. Dopo tre mesi di luci spente e a cento giorni dal primo caso di coronavirus, New York finalmente riapre.

Circa 400.000 persone tornano al lavoro, la metropolitana riprende a correre quasi a pieno ritmo, i negozi alzano le saracinesche (anche se solo per il ritiro di beni e prodotti dal marciapiede) e ripartono i cantieri edili.

Una riapertura che arriva mentre gli Stati Uniti toccano il triste primato dei due milioni di contagi e quasi 117.000 morti. Numeri già impressionanti ma ora si teme per una nuova possibile ondata di infezioni. Le milioni di persone scese in piazza in tutta l'America per George Floyd, a dispetto dei divieti di assembramento e dell'obbligo del distanziamento sociale, fanno infatti ipotizzare il peggio: in diversi Stati si registra già un aumento dei casi.

"È una giornata da celebrare", ha esultato Bill de Blasio, sindaco della Grande Mela. Mentre, sorridente e abbronzato, il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo è salito in metropolitana per inviare un segnale di speranza: "Non siamo fuori dai guai, ma almeno abbiamo voltato pagina", ha affermato, consapevole che il vero problema della città è proprio il suo imponente sistema di trasporto pubblico.

La metropolitana e gli autobus sono i mezzi di riferimento per i cittadini, praticamente gli unici a consentire gli spostamenti in una città in cui parcheggiare in strada è quasi impossibile e un garage arriva a costare 20 dollari l'ora. Ma metro e bus sono anche un potenziale covo per la trasmissione del virus, e proprio per questo sono state messe in campo imponenti misure per cercare di favorire al massimo il distanziamento sociale.

Con tutti gli occhi addosso New York tenta così di ripartire. Le strade si popolano, c'è chi azzarda ad affacciarsi in qualche negozio, i parchi (complice la fine delle scuole) sono pieni. Il bel tempo spinge all'aria aperta anche coloro che ancora in ufficio non possono tornare: l'obiettivo è riassaporare quel sapore di libertà che manca ormai da tempo e che il coprifuoco degli ultimi giorni ha reso ancora più sfuggente.

Certo le luci di Broadway restano spente, lo resteranno ancora per mesi. Di cene fuori e aperitivi al bar ancora non se ne parla, forse a luglio se tutto andrà bene. Ma l'importante, è il mood dominante, è far ripartire la città e l'economia. E farlo per i residenti che, fra affitti stellari e bollette da pagare, sono in grande difficoltà. Ma farlo anche per l'America intera, sprofondata ufficialmente in recessione in febbraio e con un deficit che quest'anno rischia di sfondare i 2.000 miliardi di dollari.

New York rappresenta infatti il 5% del pil nazionale e anche a ritmo rallentato la sua ripresa è determinante, anche solo moralmente. Dopo essersi ripresa dagli attacchi dell'11 settembre, ora la Grande Mela è alle prese con una nuova sfida, diversa dal terrorismo e insidiosa come il virus che l'ha fatta fermare.

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